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Tre vie per evitare il nuovo balzo dell’Iva

di Cristiano Dell'Oste

Si può davvero evitare il rincaro dell'Iva? La domanda è passata in pochi giorni dagli uffici dei tecnici alle prime pagine dei giornali, con l'allarme del segretario Pdl, Angelino Alfano («bisogna lavorare per evitare l'aumento»), e la promessa del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera («c'è un impegno fondamentale da parte del Governo e delle parti sociali»).
Per dare una risposta positiva a questa domanda, però, bisogna trovare da qualche altra parte le risorse che lo Stato conta di incassare con l'aumento del prelievo sui consumi. Il taglio dei bonus, la spending review e la lotta all'evasione sono alcune delle alternative più accreditate, ma nessuna di queste appare come la killer application in grado di risolvere semplicemente tutti i problemi.
La data segnata in rosso è il prossimo 1° ottobre. Da quel giorno – salvo interventi correttivi – scatterà la stangata: dal 21 al 23% per l'Iva ordinaria e dal 10 al 12% per quella ridotta. Si salverà solo l'Iva al 4%, che riguarda per lo più gli alimentari di prima necessità (pane, pasta, frutta, verdura e così via). Per una famiglia con due bambini a Roma, si può stimare un rincaro di oltre 200 euro nel solo 2012, prendendo come riferimento le rilevazioni Istat sui consumi. Per un single o una coppia di pensionati, invece, il conto va dai 115 ai 120 euro. Cifre pesanti, che potrebbero anche innescare altri effettivi negativi: calo dei consumi, aumento dell'inflazione, spinta al "nero" e all'evasione fiscale. Ecco perché tra i tecnici di Via XX Settembre l'aumento dell'Iva viene considerato come l'extrema ratio.
Il nodo della copertura
Le risorse in gioco mostrano quanto l'operazione sia complicata. A consumi invariati, si può stimare che il ritocco dell'Iva valga 3,2 miliardi da ottobre a dicembre di quest'anno, che diventeranno 13 l'anno prossimo e 16,2 nel 2014, quando le due aliquote più alte saliranno di un altro 0,5 per cento.
Una prima alternativa potrebbe essere il taglio dei bonus fiscali, ma con una formula ben diversa da quella ipotizzata da Giulio Tremonti. L'ex ministro del l'Economia aveva previsto una riduzione automatica, uguale per tutte le agevolazioni (5% quest'anno e 20% dal 2013); ora, invece, si tratterebbe di distinguere tra i diversi regimi di favore, limando o cancellando solo quelli più vecchi, meno coerenti con l'assetto del sistema tributario o rivolti a un numero limitato di beneficiari o di modesto importo unitario. Di fatto, le conclusioni del gruppo di lavoro sull'erosione fiscale – fatte proprie dalla delega fiscale del Governo – individuano bonus "blindati" per circa 70 miliardi di euro (tra cui le detrazioni per lavoro dipendente, pensione e familiari a carico) e bonus "tagliabili" per 90 miliardi (tra cui quasi tutte le agevolazioni per gli immobili: dalle detrazioni del 36% e del 55% agli sconti sull'acquisto della prima casa).
Le scelte politiche
Naturalmente, un conto è la conclusione dei tecnici, un altro la valutazione politica. Ed è logico pensare che un ulteriore intervento sulla casa – dopo l'avvio dell'Imu – sarebbe complicato da far digerire ai cittadini. Così come appare impossibile, in questo momento, inasprire il carico dell'Imu per scongiurare l'incremento dell'Iva.
La misura più popolare è la spending review, cioè l'analisi dettagliata delle spese dei dicasteri, finalizzata al contenimento degli sprechi. I suoi proventi, però, vengono di volta in volta invocati dalla politica per gli obiettivi più disparati (riforma del lavoro e sconti dell'Imu, da ultimo), mentre il viceministro all'Economia, Vittorio Grilli, ha precisato che «non dobbiamo aspettarci un taglio della spesa nell'ordine delle decine di miliardi». Quasi un avviso ai naviganti, che va letto insieme alle parole di Passera, secondo cui in alternativa all'Iva andranno trovate «altre fonti strutturali». Un modo per dire che le entrate alternative dovranno essere certe, e che non si potrà fare troppo affidamento sui proventi della lotta all'evasione, che saranno conteggiati solo a consuntivo.
Non è da escludere, allora, un mix di soluzioni diverse per neutralizzare il rincaro dell'Iva, o magari per limitarlo a un solo punto percentuale o a una sola aliquota. In ogni caso, la partita è aperta. Anche perché l'esatto fabbisogno da coprire con il prelievo sui consumi andrà verificato alla luce dell'andamento dello spread sui titoli di Stato, da cui dipende la spesa per interessi sul debito pubblico.

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