Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Tre scenari nella sfida BoT-BTp

di Maximilian Cellino e Luca Davi

Per molti l'asta dei BTp di ieri è stata un po' una doccia fredda: chi si attendeva che i rendimenti dei titoli decennali scendessero ulteriormente è probabilmente rimasto deluso perché la soglia del 6% non è stata violata. Vista con l'occhio del risparmiatore, la notizia potrebbe nascondere anche risvolti positivi, perché dopotutto i rendimenti restano elevati e i guadagni (potenziali) pure. Ma sui titoli italiani a lungo termine la tensione è ancora elevata: inserirli in portafoglio comporta una dose di rischio che non può essere ignorata. Meglio dunque ancora puntare sui titoli a breve? E quali sono le prospettive dei titoli di Stato sul medio termine, dopo i mesi di forte tensione? Una risposta in termini assoluti, ovviamente, non esiste. Tutto dipende dalla propria propensione al rischio e dall'orizzonte temporale dell'investimento. Per capire chi vince nella gara tra BoT e BTp, Il Sole 24 Ore ha provato a delineare tre scenari-tipo e le ipotetiche conseguenze per gli investitori.
«Lunghi» in caso di uscita
dalla crisi
Il primo scenario è quello di una stabilizzazione della crisi del debito in Eurozona. La definizione del «fiscal compact», novità ratificata con l'accordo intergovernativo di ieri, è in qualche misura il primo tassello di una progressivo miglioramento dello scenario complessivo. Qualora poi il problema del debito greco e quello portoghese fossero messi in sicurezza, sul Vecchio Continente tornerebbe il sereno. Con quali effetti? A guadagnare appeal sarebbero i titoli a lunga scadenza, decennali in primis, che proprio oggi scontano ancora tutto il rischio che incombe sulla carta italiana.
Diverso invece il caso di un prolungamento della fase di incertezza attuale. La forte volatilità continuerebbe a permanere, mentre non si fermerebbe la caccia all'asset sicuro. I rendimenti obbligazionari a medio-lungo termine sarebbero appetibili, soprattutto sui titoli più rischiosi, come quelli periferici, che sconterebbero un rischio default eccessivo. Anche in questo caso i bond governativi italiani, in particolare sulle scadenze medio-lunghe, costituirebbero un'ottima occasione d'acquisto. L'ultimo caso, invece, è quello «apocalittico». L'eventuale rottura dell'area euro spingerebbe il «fly-to-quality al massimo mentre le obbligazioni dei paesi periferici crollerebbero. E quelli italiani, in questo caso, difficilmente farebbero eccezione», spiega Gabriele Roghi, responsabile gestioni patrimoniali di Invest Banca.
Come muoversi oggi
Ma che cosa conviene fare oggi in pratica? Per quanto in miglioramento, la fase attuale trascina con se' tutte le criticità cui abbiamo assistito nei mesi scorsi. Investire su titoli di Stato a lungo termine, come un decennale, significherebbe dover tollerare una forte volatilità per un lungo periodo con un rendimento che, sebbene elevato, appare tuttavia poco conveniente. Soprattutto se confrontato con titoli a media scadenza: «Là dove la curva dei BTp è più ripida, fra 3 e 5 anni, troviamo in questo momento le occasioni migliori», spiega Guido Casella, responsabile dei fondi obbligazionari di Azimut. Ieri il BTp a 3 anni garantiva un rendimento del 4,06% mentre quello a 5 anni offriva il 4,75%, lo stesso nuovo benchmark quinquennale, emesso in asta lunedì scorso (scadenza maggio 2017) è stato collocato al 5,39%: Ben al di sotto del 6,47% dell'asta di dicembre, ma comunque non troppo lontano dal 6,08% del nuovo benchmark decennale emesso sempre lunedì.
La maxi-iniezione di denaro della Bce di fine dicembre (un prestito a tre anni alle banche per 489 miliardi) è stata in parte utilizzata per acquistare titoli a breve scadenza, e questo ha comportato un forte abbassamento dei rendimenti dei BoT (giovedì il titolo a 6 mesi è stato collocato all'1,97%), che adesso sono decisamente meno appetibili. Gli effetti della mossa di Francoforte si sono fatti sentire soltanto in parte sui BTp a 3 e 5 anni in su, che permettono quindi di portare a casa ancora cedole di tutto rispetto con un rischio ancora abbastanza contenuto. A fine febbraio l'Eurotower avvierà peraltro la seconda asta a 3 anni e c'è chi si spinge a pronosticare un ricorso di quasi 1000 miliardi da parte delle banche, una mossa che potrebbe ulteriormente favorire questa parte della curva.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Come prevedevano alcuni un mese fa, allo spuntare della lista di Bluebell per il cda di Mediobanca, ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Google entra nel mirino dell’Autorità antitrust italiana che, prima in Europa, ieri ha aperto un ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le imprese e i committenti non saranno lasciati soli. Anche a chiarire la posizione di alcuni player...

Oggi sulla stampa