Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sono tre i primi nodi da sciogliere nel negoziato Londra-Bruxelles

Il conto alla rovescia è iniziato. Nella settimana del 19 giugno, a quasi un anno dal referendum che ha sancito la vittoria della Brexit, dovrebbero prendere ufficialmente il via, salvo colpi di scena, i negoziati. La cautela è d’obbligo, perché solo dopo le elezioni di giovedì la squadra europea guidata dal capo negoziatore Michel Barnier saprà con chiarezza con chi dovrà confrontarsi dall’altra parte del tavolo e soprattutto quali saranno i suoi obiettivi: una “hard Brexit”, con un atteggiamento agguerrito se gli elettori britannici confermeranno il mandato di Theresa May, o una sorta di “soft Brexit”, con un approccio più morbido, seppur con alcuni punti ancora oscuri, se le urne porteranno alla vittoria i laburisti di Jeremy Corbyn. E notevoli elementi di incertezza se la maggioranza dell’uno o dell’altro non dovesse essere così netta.
«Chiunque sia il vincitore – spiega Vincenzo Scarpetta, senior policy analyst del think tank Open Europe – non dovrebbe esserci alcuna marcia indietro sul divorzio dall’Unione, ma per avere le idee più chiare su che tipo di Brexit sarà bisogna attendere il responso delle urne».
In caso di successo laburista il team negoziale britannico, già definito, subirà alcune modifiche: cambierà il ministro per la Brexit, dato che quello attuale, David Davis, è un esponente del partito conservatore. Ed è probabile che l’ambasciatore britannico presso la Ue, Tim Barrow, possa essere sostituito.
Le regole del “divorzio” sono stabilite dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che vengono sperimentate per la prima volta, perché quello di Londra è un caso senza precedenti. Le insidie sul percorso sono numerose e fare pronostici è prematuro: come ha riconosciuto a più riprese lo stesso capo negoziatore Ue, se l’auspicio è quello di arrivare a un accordo, gli esiti delle trattative sono imprevedibili, soprattutto in questo caso. Qualche indizio sulle prossime tappe del divorzio è offerto dalle Linee guida approvate dal Consiglio europeo il 29 aprile scorso e nella Raccomandazione della Commissione Ue del 3 maggio sulle direttive tecniche per il negoziato. Altri spunti arrivano dai discorsi pronunciati nelle ultime settimane da Barnier.
L’obiettivo della Ue è un «ritiro ordinato» di Londra, che dovrà essere raggiunto al più tardi entro il 30 marzo 2019. A partire da quella data i britannici diventeranno un «Paese terzo». Secondo Bruxelles il negoziato dovrà essere condotto in due fasi: la prima dedicata all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione e la seconda sul futuro accordo di partenariato. Nelle intenzioni di Barnier il passaggio dalla prima alla seconda dovrebbe scattare tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, ma solo se si raggiungono «progressi sufficienti». Non aiuta, però, la coincidenza temporale con l’appuntamento elettorale in Germania (24 settembre) e forse anche in Italia.
Sono tre i punti fermi per Bruxelles per le prime battute del negoziato: la salvaguardia dei diritti dei cittadini europei residenti oltre Manica, i confini tra l’Ulster e l’Irlanda e il conto del divorzio. Per i primi e le loro famiglie si punta a ottenere «le garanzie necessarie e non discriminatorie». Sull’Irlanda del Nord viene ribadita l’importanza di preservare gli accordi di pace del Venerdì Santo. La questione più spinosa riguarda il conto che Bruxelles chiede a Londra di pagare per limitare l’impatto della Brexit sul bilancio europeo e su quelli nazionali. Le cifre che sono circolate parlano di un conto tra i 40 e i 60 miliardi di euro, ma l’ammontare sarà oggetto del negoziato.
Barnier intende presentare un primo resoconto al vertice Ue del 22 e 23 giugno. In quell’occasione verranno anche rese note la tabella di marcia e la procedura per la scelta delle nuove sedi dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) e dell’Autorità bancaria europea (Eba). L’Italia aspetta la scadenza con il fiato sospeso, perché in corsa per l’Ema c’è anche Milano.
«Essendo un negoziato politico – conclude Scarpetta -, tutto può succedere, ma penso che entrambe le parti abbiano interesse a raggiungere un accordo. A mio avviso, entro marzo 2019 la cornice ci sarà ed è probabile che possa essere avviato un periodo transitorio, in attesa di siglare un accordo sulla relazione futura tra Ue e Gran Bretagna come Paese terzo». Per il momento, però, la strada appare tutta in salita.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa