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Tre portafogli per affrontare il nuovo corso

di Angerlo Drusiani

Tre portafogli per affrontare il nuovo corso dei tassi di interesse. Il rialzo del costo del denaro da parte della Banca centrale europea (da 1 a 1,25%) non rientra nella casistica dei mutamenti rapidi ed inattesi. La politica monetaria, che prevede una nuova fase moderatamente restrittiva con aumenti graduali, è stata annunciata circa un mese fa. Eppure i dubbi sulle prospettive del mercato non mancano. «Investire in sicurezza» , il manuale in edicola da oggi — a 80 centesimi — con il Corriere della Sera , si propone come ulteriore aiuto per una riflessione personale seria e serena sul futuro degli investimenti obbligazionari. Dubbi Quali sono le perplessità dei risparmiatori? La tenuta delle attese di crescita dell’economia mondiale e il definitivo abbandono della strategia espansiva in materia di tassi da parte delle banche centrali. Laddove trovi conferma l’aspettativa di crescita a livello globale, con conseguente maggiore distribuzione della ricchezza alle famiglie, l’attesa di un aumento della propensione ai consumi si fa inevitabile, insieme al rischio di un tasso d’inflazione crescente. Se a livello mondiale la dinamica rialzista dei tassi ufficiali appare una politica che potrebbe essere attuata con distacco, in area euro la stessa situazione potrebbe essere vissuta con particolare tensione e attenzione. La Bce, infatti, ha come principale obiettivo la difesa dei consumi da parte delle famiglie dall’aggressione del costo della vita crescente. Alla luce di queste indicazioni potrebbe apparire ormai certo un aumento del tasso ufficiale fino al 2%, entro i prossimi dodici mesi. L’interpretazione è supportata anche dal valore raggiunto dal tasso Euribor con analoga scadenza, che ha superato di poco il 2%. Il tasso Euribor, lo ricordiamo, rappresenta il tasso medio a cui avvengono le transazioni finanziarie in euro tra le grandi banche europee. In realtà, le recenti vicende politiche in Nord Africa e il terremoto del Giappone potrebbero, almeno in parte, agire da freno sulla crescita e sulla ripresa. Che fare allora? La composizione del portafoglio titoli dovrebbe essere rivista del tutto o sono sufficienti variazioni non rilevanti? Sostituzione Il problema riguarda naturalmente l’eventuale sostituzione degli strumenti a cedola fissa con emissioni a tasso variabile. Compito di questi ultimi, grazie alla loro caratteristica fondamentale di mutare il flusso degli interessi adeguandoli gradualmente ai nuovi livelli di rendimento del mercato, è la difesa del patrimonio nelle fasi in cui i tassi tendono a salire. Il risparmiatore dinamico, che si pone il problema di seguire le evoluzioni dei mercati, deve apportare modifiche e lo farà in misura tanto più significativa, quanto più alta è la sua attenzione ai mercati. Se la sua propensione al rischio è modesta, la presenza di titoli a cedola indicizzata sarà maggiore (30%), per limitare il rischio di caduta delle quotazioni a cui va incontro il tasso fisso. Nella sua ricetta il Btp inflation linked, che patisce comunque le oscillazioni di prezzo come i Btp classici, pesa solo il 5%. Chi invece dispone di propensione al rischio medio alta, sceglierà titoli a cedola fissa, in particolare con scadenza media o lunga, e punterà in modo massiccio (15-20%) sul Btp legato al costo della vita. Tutti dovrebbero poi essere consapevoli che il valore delle cedole variabili aumenterà abbastanza gradualmente e che livelli interessanti si potranno riscuotere fra 12 mesi. E che anche l’adeguamento verso l’alto del coefficiente d’indicizzazione dei Btp legati all’inflazione non sarà subito elevato. Non sembra infatti ancora giunto il momento in cui il costo della vita salirà prepotentemente. Per ora, pur tra prezzi dei carburanti ai massimi, l’inflazione resta su livelli storicamente b a s s i (2,5%): la stabilità dei consumi funziona da zavorra.

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