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Tre pilastri per rilanciare la Ue

L’hanno consegnata ieri sera, ai capi di governo dei due paesi, Italia e Germania: una dichiarazione congiunta che Confindustria e Bdi, la confederazione degli industriali tedeschi, hanno preparato nel vertice bilaterale imprenditoriale, che si è tenuto in parallelo rispetto a quello intergovernativo.
Il messaggio ai due governi è che la crescita deve essere l’obiettivo primario e che l’industria deve tornare al centro di una strategia per lo sviluppo in Europa, basata su tre pilastri: un consolidamento di bilancio intelligente, la rapida implementazione delle riforme strutturali, politiche fiscali orientate alla crescita.
I due presidenti, Giorgio Squinzi ed Hans-Peter Keitel, si sono incontrati al ministero degli Esteri, insieme ad una delegazione di imprenditori e in serata hanno partecipato alla cena a Villa Madama, con Mario Monti ed Angela Merkel. Per l’Italia, la ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, Fulvio Conti, Enel, Enrico Tommaso Cucchiani, Intesa SanPaolo, Federico Ghizzoni, Unicredit, Vincenzo Boccia, presidente della Piccola di Confindustria. Per la Germania, Peter Loescher, Siemens, Arndt Kirchhoff, presidente del comitato congiunto Bdi-Bda per le pmi, Johannes Teyssen, Eon, Juergen Fitschen, Deutsche Bank.
Le due organizzazioni hanno da tempo un rapporto forte di collaborazione. Italia e Germania sono infatti i due principali paesi manifatturieri d’Europa, al vertice anche della classifica mondiale. E il documento messo a punto si intitola proprio “L’industria manifatturiera europea nella concorrenza globale: il rischio di tornare indietro”.
Nella dichiarazione congiunta le due Confindustrie affermano che «l’Europa è davanti al pericolo di restare indietro nella concorrenza globale». Una riflessione che si basa sui dati: nella Ue l’economia subirà una contrazione dello 0,5%, mentre gli Stati Uniti cresceranno dell’1,8% e la Cina dell’8,2 per cento. La Ue sta beneficiando del dinamico sviluppo economico dei Bric, ma la sua debolezza economica, se prolungata, «ne danneggerà la reputazione e si ridurrà la sua influenza sullo scenario globale».
Sono i paesi che mantengono competitivi i settori industriali, sottolinea il testo, ad avere una performance migliore di quelli che invece «intraprendono la via della deindustrializzazione». Inoltre, in una Europa interconnessa, «dove nessun paese è in grado di avere successo nel lungo termine se la Ue è in difficoltà», il settore industriale è «l’unica scommessa sicura per la creazione di valore aggiunto reale». Tanto più che rappresenta il 35% della forza lavoro in Europa e ogni posto di lavoro nel settore industriale è collegato ad almeno due posti di alta qualità nel settore dei servizi.
Ecco perché l’industria deve tornare al centro: serve una nuova strategia per la crescita, con «politiche industriali orientate al mercato», anche con una maggiore integrazione politica con «più collaborazione tra quei Commissari europei che detengono portafogli rilevanti». Altro prerequisito un’amministrazione pubblica che favorisca il fare impresa, eliminando gli ostacoli. Servono quindi misure urgenti, specie nelle aree dove la manifattura soffre e il suo potenziale resta latente: infrastrutture, energia ed efficienza delle risorse, ricerca e innovazione, formazione e mercati del lavoro, mercato unico e commercio internazionale.

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