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Tre mesi di tasse e Iva sospese, si torna a pagare il 16 settembre

Una norma che sembra invece essere quasi pronta è quella che prevede il credito d’imposta per le sanificazioni che sarà esteso agli enti no profit. Aiuto destinato ad essere accompagnato, se non addirittura inglobato, da un altro dei tanti bonus fiscali che, come un lungo serpentone, si snoderanno lungo il maxi-decreto in arrivo. Si tratta del tax credit per il rispetto dei protocolli siglati nelle scorse settimane sulla sicurezza negli impianti e nelle aziende. Il meccanismo allo studio dei tecnici del governo poggerebbe su una doppia opzione, che prevede anzitutto un credito d’imposta del 100% su tutte le spese sostenute per rendere sicuri i luoghi di lavoro in attuazione delle misure varate per l’emergenza Coronavirus, con l’adozione, ad esempio, di distanziatori, divisori in plexiglass, maschere protettive e via dicendo. Ma le imprese potrebbero anche sfruttare il percorso agevolato, che dovrebbe essere consentito dal decretone, facendo leva sui cospicui investimenti Inail collegati al Bando Isi con cui l’Istituto mette a disposizione delle aziende incentivi a fondo perduto per il miglioramento dei livelli di salute e sicurezza.

La ripresa dei versamenti di tasse e contributi sospesi nei mesi di marzo, aprile e maggio “prenota” in calendario la data del 16 settembre 2020. Uno slittamento in avanti che trascina con sé anche i pagamenti degli avvisi bonari, delle cartelle esattoriali e degli accertamenti in scadenza dal 2 marzo scorso al prossimo 31 maggio. Per l’ufficialità manca ancora il via libera del Consiglio dei ministri a quello che doveva essere il decreto di aprile e che si è ora trasformato nel decreto di maggio. Una vera e propria manovra da oltre 100 articoli, su cui il Governo e la maggioranza che lo sostiene sono alla continua ricerca di un’intesa per garantire nuovi aiuti a famiglie, professionisti e imprese.

Queste ultime nell’incontro di ieri hanno chiesto all’esecutivo una sospensione ben più lunga per il versamento di tasse e contributi, almeno a fine anno. Al momento, però, la norma in corso di definizione prevede lo slittamento al 16 settembre del pagamento di tutto ciò che non è stato versato, perché sospeso, tra marzo e maggio 2020. Pagamento che potrà avvenire in unica soluzione o diluendolo in quattro rate di pari importo, con l’ultima in scadenza il prossimo 16 dicembre.

Si tratta per lo Stato di rinviare incassi per oltre 20 miliardi di tasse e contributi. E l’asticella potrebbe anche salire in quanto il valore dei contributi sospesi e dovuti per il mese di aprile deve essere ancora comunicato al Mef per l’erogazione dei relativi importi compensativi. Finora sul fronte “contributivo” risultano sospesi versamenti per complessivi 6 miliardi. Per i contributi Inail il rinvio a settembre dovrebbe riguardare certamente il versamento di maggio relativo al primo quadrimestre 2020 e pari a circa un miliardo di euro. A questo, almeno nelle intenzioni, si potrebbe aggiungere l’altro miliardo atteso per il secondo quadrimestre dell’anno e dovuto nel mese di agosto dai datori di lavoro. Agli 8 miliardi di contributi se ne devono aggiungere almeno altri 12 di ritenute Irpef e Iva, almeno stando ai dati riportati nella relazione tecnica al decreto liquidità, ora all’esame della Camera, con cui sono stati posticipati a giugno i pagamenti di imposte e ritenute in scadenza da aprile e maggio.

La ripresa dei versamenti di tasse e contributi riguarderà i soggetti che hanno usufruito delle sospensioni, in particolare delle filiere maggiormente colpite e dei contribuenti con volume d’affari fino a 2 milioni di euro per i pagamenti di marzo, e per imprese e professionisti con volume di affari inferiore a 50 milioni e un calo del fatturato del 33% , nonché dei soggetti con volume d’affari superiore a 50 milioni e un calo del fatturato superiore al 50 per cento, per quanto riguarda i pagamenti di aprile e maggio.

I versamenti torneranno al loro regime ordinario a partire dal mese di giugno. Mese in cui dovrebbe tornare regolare e a pieno regime anche la notifica di atti di accertamento e cartelle esattoriali. Si tratta di oltre 30 milioni di atti da notificare da giugno a dicembre ma su cui si sta cercando una soluzione urgente. L’idea è quella anticipata su queste pagine dal direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ossia quella di certificare l’avvenuta lavorazione degli atti nei termini di legge, e dunque prima della fine del 2020, e prevedere la loro regolare notifica nei mesi successivi: quindi, nel 2021. Tutto però è ancora in cerca di una norma.

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