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Tre ipotesi di modifica per l’accesso alla professione

Dopo l’annuncio sul restyling dei nuovi parametri per gli avvocati, il guardasigilli rilancia di nuovo con il progetto di modifica per l’accesso alla professione forense. Una questione particolarmente sentita dall’avvocatura che, già nei mesi scorsi, aveva ottenuto l’appoggio del ministero della giustizia Paola Severino persuasa di dover metter un freno al crescente numero di professionisti, con paletti precisi all’accesso. Una dichiarazione di intenti cui fece seguito una fitta serie di incontri tra i tecnici dell’ufficio legislativo e le sigle dell’avvocatura più mai compatte e pronte con una proposta unitaria. Ad un certo punto sembrò che la modifica potesse trovare spazio come emendamento al disegno di legge forense che, dopo la pausa estiva, riprendeva il suo difficile percorso in Parlamento. Ma nulla di fatto. Tra opportunità di natura politica (la vicenda riguarda anche il ministero dell’istruzione e università guidato da Francesco Profumo) e questioni di natura tecnica, le nuove norme per l’accesso finirono nel dimenticatoio. Ora invece rispuntano in un documento ufficiale presentato proprio dal ministero della giustizia e concordato con l’avvocatura. Si tratta di tre ipotesi differenti di modifica sui cui il ministro sollecita un confronto «con tutti gli organismi e le controparti, anche in seno al sistema universitario, che la inter-settorialità del tema doverosamente richiede» . Accanto a queste, poi, il progetto di restyling dei parametri (si veda ItaliaOggi di ieri).

Le tre ipotesi di modifica per l’accesso – La prima ipotesi lascia invariato il corso di laurea quinquennale mentre ad essere modificata è invece la struttura, la durata e il valore delle scuole di specializzazione universitarie. La durata delle scuole, si legge infatti nel documento ministeriale, viene ridotta ad un anno e vengono svolte in modo più specialistico e pratico ed in forte sinergia tra università e ordini nazionali/territoriali. Il possesso del relativo titolo di specializzazione (eventualmente configurato come master di II livello) sarebbe obbligatorio per l’ammissione all’esame di avvocato. La selezione si svolgerebbe al momento dell’accesso alla scuola secondo modalità da definire. In questa proposta dovrebbe essere fatta salva l’esigenza di svolgere 6 mesi ulteriori di una Scuola di formazione forense (come previsto dal ddl forense). In questo modo il periodo totale per accedere all’esame di avvocato, fra corso di laurea e tirocinio, sarebbe di 6 anni e 6 mesi. L’alternativa è quella di modificare invece lo stesso corso di laurea e il relativo percorso unico di laurea, differenziando il quinto anno. Dunque i primi quattro anni comuni mentre l’ultimo differenziato in un corso di laurea magistrale di giurisprudenza generico e in un corso di laurea magistrale specifico per le professioni legali (e quindi con insegnamenti specifici nell’ultimo anno). Una ipotesi questa particolarmente gradita all’Oua. Secondo il presidente Maurizio de Tilla, infatti, il documento, nella seconda ipotesi prospettata può cambiare la professione forense, anche sulla base della richiesta di inserire un numero programmato all’università e così intervenire sull’inflazione di avvocati: già 230 mila in Italia. La terza ipotesi infine lascerebbe invariato il ciclo di laurea quinquennale introducendo il cosiddetto numero programmato per l’accesso ai corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti dagli ordini e dalle associazioni forensi.

I nuovi parametri – Accanto alle novità in tema di accesso dunque il documento contiene una dettagliata revisione in 11 punti dei parametri ministeriali (dm 140/12). Si parte dall’aggiunta (per tutte le professioni) delle spese forfettarie liquidate nella misura compresa tra il 10 e il 20% del corrispettivo e dall’eliminazione (per tutte le professioni) della valutazione negativa da parte dell’organo giurisdizionale dell’assenza di prova della mancata consegna del preventivo di massima. Un ulteriore passaggio è quello di introdurre un parametro numerico per la liquidazione dell’attività stragiudiziale, nella percentuale compresa tra il 5% e il 20% del valore dell’affare ma anche di un possibile incremento del compenso nel caso di assistenza stragiudiziale nel procedimento di mediazione. Il progetto prevede poi, tra le altre cose, la possibilità di aumento anche oltre il doppio nel caso di assistenza di più parti, la soppressione della riduzione del 50% del compenso nella liquidazione delle prestazioni svolte a favore di soggetti in patrocinio a spese dello stato e del compenso per l’assistenza d’ufficio a minori e l’introduzione di due ulteriori scaglioni per le controversie di un determinato valore (superiore ad euro 1.500.000,00: a) 1.500.001,00 – 5.000.000,00, b) oltre 5.000.000,00).

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