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Tre decreti in trenta giorni Ecco la “fase 2” di Draghi per dare il via al Recovery

Inizia la “fase due” del governo Draghi. La prima è stata quella della definizione del Recovery Plan e della riscrittura del piano vaccinale, ora si apre la partita della ripresa economica, che il governo si aspetta molto forte a partire dal terzo trimestre dell’anno. Maggio sarà un mese decisivo per cominciare a mettere a terra i progetti inviati alla Commissione di Bruxelles entro il termine del 30 aprile per ottenere l’anticipo di circa 25 miliardi (dei 191,5 miliardi totali) in estate.
Tre sono i decreti legge che arriveranno nei prossimi giorni: il nuovo provvedimento a sostegno delle attività economiche particolarmente danneggiate dalle chiusure determinate dalla pandemia; le norme sulla governance del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) con anche le disposizioni che consentiranno al governo stesso di assumere i poteri sostitutivi nel caso di eventuali intoppi burocratici nella realizzazione dei progetti; un pacchetto di misure di semplificazioni amministrative e normative per accelerare le procedure ma anche per l’assunzione straordinaria a tempo determinato di decine di migliaia (il numero dipenderà dai fabbisogni) di giovani tecnici nelle strutture dell’amministrazione pubblica (centrale e periferica) indispensabili a far camminare i progetti.
Dietro l’apertura della “fase due” c’è, soprattutto, il piano vaccinale messo a punto dal generale Francesco Paolo Figliuolo: aver raggiunto le 500 mila somministrazioni giornaliere significa poter puntare realisticamente all’immunità di gregge in autunno. Anche da qui la scommessa sulla ripresa, non solo da parte del governo. «Un forte rimbalzo si avrà nel terzo trimestre – prevede il Centro studi della Confindustria -, grazie al crescere delle vaccinazioni». Gli ultimi dati di Eurostat confermano questo trend, con la sorpresa che l’economia italiana sta andando meglio di quella della Germania che ha dovuto far ricorso a un nuovo lockdown. Nel primo trimestre dell’anno il Pil dell’Italia è calato dell’1,4 per cento su base annua, mentre quello tedesco è crollato del 3 per cento. L’Italia ha fatto meglio della media della zona dell’euro (-1,8 per cento) ma decisamente peggio della Francia che è cresciuta dell’1,5 per cento. Ed è la stessa Commissione di Bruxelles ad aspettarsi un rimbalzo molto marcato, di sicuro oltre il 4 per cento nel 2021.
E se sarà così, il decreto Imprese (dovrebbe chiamarsi così il provvedimento finanziato con lo scostamento di bilancio da 40 miliardi) che il Consiglio dei ministri approverà entro la prossima settimana, potrebbe essere anche l’ultimo, se con la verifica di metà maggio si deciderà di allentare ulteriormente le restrizioni alle attività più penalizzate dal Covid-19.
Il focus di Palazzo Chigi si sta spostando sugli altri due decreti, quello sul governo del Pnrr e quello sulle semplificazioni. La regia è stata affidata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli; il consigliere giuridico del presidente Draghi, Marco D’Alberti, sta lavorando al decreto sulla pubblica amministrazione insieme al ministro Renato Brunetta. Difficile che ci siano sorprese sulla governance del Recovery Plan che il premier ha deciso di concentrare tra Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia. Più strategico di quanto possa apparire («è cruciale per il governo», ha detto Draghi) il secondo provvedimento che potrebbe contenere anche le nuove regole per le assunzioni a tempo determinato negli uffici pubblici, perché è del tutto evidente che l’attuale pubblica amministrazione non è adeguata al disegno del Recovery Plan che punta sulla transizione digitale. Troppo pochi i tecnici negli uffici pubblici dove i trentacinquenni sono solo il 2,2 per cento contro un media Ocse del 18 per cento, e troppo anziani gli attuali dipendenti, con un’età media che supera i 50 anni.
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