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Tre cavalieri stranieri pronti per il risiko

Due francesi e una tedesca. Sono le grandi banche commerciali europee che hanno messo radici in Italia: Crédit Agricole, BnpParibas e Deutsche Bank. Tre colossi del credito arrivati nella Penisola per strade diverse, con pochi punti di contatto, che hanno saputo importare un modo originale e redditizio, nel tempo, di fare banca. Ma oggi, alla vigilia di quello che sarà un momento di consolidamento dell’intero sistema bancario nazionale, ancora caratterizzato da un numero eccessivo di piccoli e medi istituti che rendono inefficiente l’industria creditizia nel proprio complesso, sono in molti a guardare ai tre cavalieri d’Oltralpe nella ricerca di un polo aggregante. Sarà così? 
La partita è tutta da giocare e per ora, sia in francese che in tedesco, ognuno si affretta a prendere tempo. Eppure le occasioni non dovrebbero mancare.
L’Italia è un Paese finito ai margini del Vecchio continente, che però mantiene un appeal interessante, sta recuperando, anche agli occhi di chi arriva da Parigi o da Francoforte. È il Paese della seconda industria manifatturiera d’Europa, e ha una propensione al risparmio che è più alta della media europea (12,5 per cento contro 11). Fattori che pesano. Basteranno a vincere le resistenze?
Giampiero Maioli (Crédit Agricole), Fabio Gallia (Bnl-BnpParibas) e Flavio Valeri (Deutsche Bank), assicurano che ogni decisione del genere viene presa dalla capogruppo e qui non possono essere smentiti. Ma i dossier ci sono. La stagione delle assemblee, appena iniziata, va a chiudere un’epoca. La volontà politica riformatrice di questo governo è toccata con mano dalle popolari, chiamate a trasformarsi in società per azioni entro i prossimi due anni. L’effetto dirompente di una vigilanza creditizia europea sta solo iniziando a sviluppare i propri effetti. La capacità patrimoniale di questi istituti non si discute. Già in passato i due gruppi francesi sono intervenuti sul mercato italiano a sanare situazioni delicate. Con un blitz BnpParibas sull’allora Banca Nazionale del Lavoro, con un piano più misurato, certosino quasi, il Crédit Agricole che arrivò a Cariparma per effetto della fusione tra Intesa e Sanpaolo. A Cariparma si sono poi unite altre banche, realtà locali radicatissime che hanno trovato nel gruppo francese le condizioni per raggiungere un ulteriore sviluppo.
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