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Tre big nel mirino dell’Europa sulle tasse

La Commissione europea ha lanciato l’attesa indagine sui Paesi Ue che concedono condizioni da paradiso fiscale a singole multinazionali straniere. Il commissario per la Concorrenza, lo spagnolo Joaquin Almunia, ha annunciato l’attenzione su tre casi specifici: Fiat Finance, che agisce da «tesoreria» del gruppo automobilistico di Torino/Detroit, per il Lussemburgo, il colosso dell’informatica Apple per l’Irlanda e la catena di caffè Starbucks per l’Olanda. Sotto pressione è finito soprattutto il Lussemburgo perché — a differenza di Irlanda e Olanda — non ha fornito tutte le informazioni richieste da Bruxelles, che ha così aperto anche una apposita procedura d’infrazione sul Granducato. 
A Bruxelles si sono mossi sull’onda dell’irritazione dei contribuenti tartassati con le misure di austerità anti-crisi, che non vogliono più sentire parlare di imprese, banche e ricchi investitori beneficiati dal ricorso ai paradisi fiscali. «Quando il bilancio dello Stato si restringe e ai cittadini sono richiesti sforzi per fronteggiare le conseguenze della crisi — ha dichiarato Almunia —, non è accettabile che grandi multinazionali non paghino la loro giusta quota di tasse».
Il commissario spagnolo ha chiarito che «le autorità nazionali non possono adottare misure che permettano ad alcune aziende di pagare meno tasse, rispetto a quanto dovrebbero se le norme fiscali fossero applicate in modo equo e non discriminatorio».
Sotto accusa è finita la pratica del «tax ruling», che consente alle multinazionali di concordare in anticipo (nei paradisi fiscali per le imprese tipo Lussemburgo, Irlanda e Olanda) come verranno tassati i profitti. Le autorità locali rilasciano specifiche lettere, dette «confort letter», per confermare l’applicazione delle condizioni predefinite. In questo modo le imprese possono organizzare operazioni infragruppo per minimizzare al massimo le imposizioni fiscali. La pratica viene definita in inglese «transfer prices».
L’azione della Commissione riguarda gli Stati, che potrebbero però essere richiesti di recuperare gli aiuti fiscali dalle multinazionali. Ma Fiat, Apple e Starbucks ritengono di aver operato correttamente in Lussemburgo, Irlanda e Olanda. Fiat Finance ha escluso di aver ottenuto facilitazioni fiscali. Si dice «convinta della legittimità del processo di tax ruling in Lussemburgo» e sostiene di averlo chiesto «per chiarire le regole di transfer pricing da applicare alle sue attività di finanziamento a società controllate e collegate di Fiat nel mondo».
Almunia ha affermato che l’azione dei suoi servizi è allo stato iniziale e dovrà considerare le difese dei tre Stati e di eventuali «parti terze».
Nel caso di Apple un’inchiesta del Senato Usa ha fatto emergere una aliquota di appena il 3,7% per i suoi introiti extra Usa l’anno scorso. Starbucks ha ammesso, in una investigazione del Parlamento britannico, di aver concluso un accordo con l’Olanda, che consente una tassazione «molto bassa».
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