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Trattato europeo sui bilanci. Inglesi e cechi restano fuori

di Ivo Caizzi

BRUXELLES — «25 Paesi hanno approvato il Trattato sui bilanci», ha annunciato il presidente stabile del Consiglio dei 27 capi di Stato e di governo dell'Ue, il belga Herman Van Rompuy. Il premier Mario Monti ha aggiunto che la firma avverrà nel vertice di marzo. Dopo sette ore di trattative, nel summit a Bruxelles, è così passato il patto di maggiore disciplina di bilancio, detto «fiscal compact».
Il precedente vertice dei capi di governo aveva concordato di vararlo con l'autoesclusione della Gran Bretagna. Ieri si è aggiunto il no della Repubblica Ceca, esterna alla zona euro come il Regno Unito. I 25 Paesi membri ora si impegnano a inserire nella Costituzione la «regola d'oro» dell'obbligo di pareggio di bilancio (con possibilità di sfondamento entro lo 0,5% del Pil) e a ridurre il debito al 60% del Pil in 20 anni con sconti in base agli «altri fattori rilevanti» (debito privato, sostenibilità del sistema pensionistico, ecc). Monti ha definito l'impegno sul debito «assolutamente sostenibile» per l'Italia. Due vertici annui dell'eurozona potenzieranno tutto il processo. La Polonia ha ottenuto di essere ammessa, insieme ad altri partner esterni alla moneta unica, quando si discuterà di competitività e di altri argomenti specifici.
Il Consiglio a Bruxelles ha preso atto che il «fiscal compact», in quanto incentrato sul rigore finanziario e sulle misure di austerità, può provocare effetti recessivi. Il presidente dell'Europarlamento, il tedesco Martin Schulz, e le proteste diffuse in uno sciopero generale che ieri ha semiparalizzato Bruxelles, hanno sollecitato a virare verso lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro. I leader hanno così promesso un riequilibrio con rilancio della crescita e dell'occupazione. «Si è aperta una pagina di grande importanza», ha detto Monti indicando tre linee guida: «occupazione per i giovani, completamento del mercato interno, finanziamenti alle piccole imprese». Ci saranno missioni Ue in Italia e negli altri Stati con problemi occupazionali. Verranno coordinati a Bruxelles piani per creare posti di lavoro. Non vengono stanziati nuovi fondi Ue, ma solo riprogrammati gli 82 miliardi già previsti entro il 2013 ancora non spesi.
La cancelliera Angela Merkel ha ottenuto quanto chiedeva per rassicurare i tedeschi (in vista delle elezioni del 2013) sul non dover pagare per altri salvataggi come quello della Grecia. Non ha poi concesso in cambio le aperture attese da alcuni premier sulla solidarietà ai Paesi membri in difficoltà, rinviando al vertice di marzo. A Berlino per ora non vogliono spendere per la crescita e l'occupazione degli altri partner, né per aumentare il Fondo salva Stati a livelli in grado di scoraggiare gli attacchi della speculazione ai titoli di Stato italiani e spagnoli. Al momento la strategia di difesa dell'eurozona resta immutata. La Bce di Mario Draghi finanzia a bassissimo costo le banche, che potranno acquistare titoli di Stato frenando l'ascesa dei tassi d'interesse e guadagnando automaticamente.
A surriscaldare il clima del vertice è stato anche il caso Grecia, che è entrato in agenda sulla scia delle polemiche provocate dalla proposta della Germania di commissariare il governo di Atene trasferendo le sue politiche di bilancio a Bruxelles. Il presidente francese Nicolas Sarkozy l'ha però considerata «fuori discussione». Il presidente dell'eurogruppo, il lussemburghese Jean Claude Juncker, l'ha definita «inaccettabile». Olanda e Svezia hanno appoggiato la Germania. La stessa Merkel ha preferito abbassare i toni esortando a evitare un «dibattito polemico». Sarkozy ha espresso l'aspettativa di arrivare presto alla conclusione del negoziato tra il governo greco e le banche private creditrici. La perdita sui titoli di Atene verrebbe concordata intorno al 70%. A fine summit Draghi, Van Rompuy e il commissario Olli Rehn hanno incontrato separatamente il premier greco Lucas Papademos.
 

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