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Trattative senza pregiudiziali

Un anemometro, ieri, ha sdrammatizzato la chiusura del tavolo negoziale che ha riaperto le trattative per il rinnovo del contratto dei bancari a palazzo Altieri. A consegnarlo il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, alla delegazione di Abi per misurare il vento che tira fuori «dove, tralasciando le inchieste giudiziarie che hanno interessato negli ultimi giorni alcuni banchieri, è bene misurare la forza e la direzione del vento intorno alle banche. Non c’è una gran aria», spiega il sindacalista. La delegazione di Abi, guidata dal vicepresidente vicario e presidente del Casl, Francesco Micheli, ha apprezzato l’intento di svelenire il clima attuale e sembra che abbia in mente di ricambiare con un termometro e un barometro.
I sindacati nella presentazione della piattaforma (anticipata dal Sole 24 Ore il 25 marzo), approvata dal 95% dei bancari consultati nelle assemblee e che rivendica un aumento di 175 euro, hanno toccato tutti i capitoli, senza entrare nelle parti tecniche, ma rimanendo più sul piano politico: dalla difesa dell’occupazione al rafforzamento dell’area contrattuale alla difesa del potere di acquisto dei salari, compreso il rafforzamento del secondo livello contrattuale. Evidente l’intento di evitare qualsiasi contrapposizione. Abi dal canto suo ha consegnato un documento di scenario per aggiornare il quadro che è stato condiviso e che mette in luce la redditività in calo, i ricavi che latitano e il costo del lavoro che pesa troppo. C’è la condivisione del fatto che è venuta meno la tenuta del vecchio contratto, che scadrà il 30 giugno; Abi potrà comunque dare la disdetta in qualsiasi momento entro il 30 settembre. I banchieri, dopo aver ascoltato la piattaforma, hanno ribadito che il settore non produce ricchezza adeguata per sostenere aumenti economici dal nuovo contratto per almeno due anni. In altre parole niente aumenti per il 2014 e il 2015.
I sindacati hanno preso atto della posizione delle banche sulla parte economica e hanno detto di non condividerla. Si sono però resi disponibili a calendarizzare 3 incontri, il 18, 23 e 30 giugno per misurare tutte le distanze, istituto per istituto. Il 30 giugno, tra l’altro, è anche l’ultima data utile per incontrarsi prima dell’assemblea di Abi che dovrà rinnovare le cariche. Compresa quella di Francesco Micheli che si è dimesso da tutti gli incarichi in Intesa Sanpaolo e che, a meno di una modifica dello statuto di Abi non potrebbe rimanere con le cariche che ha attualmente. Ieri i sindacati hanno ribadito la necessità di confrontarsi con una controparte legittimata e autorevole. Certo, in questo momento, il confronto appare possibile più sul piano tecnico che non su quello politico.
Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, spiega che «gli incontri serviranno effettivamente a esplorare dove si possano realizzare convergenze e dove si mantengono divergenze. Alla fine di questa eplorazione tireremo le nostre valutazioni. La nostra piattaforma rappresenta il punto di riferimento per l’evoluzione del negoziato. Contemporaneamente metteremo in campo iniziative pubbliche nelle diverse città per presentare le nostre proposte sul modello di banca». Giulio Romani, segretario generale della Fiba Cisl, aggiunge: «Non siamo disponibili a rinunciare alla trattativa ma non siamo disposti a svolgerla su tutto meno che sulla parte economica. Occorre grande senso di responsabilità e che tutte le parti siano disposte a confrontarsi anche su questioni che le vedono distanti fino al punto da rendere difficile la conclusione del confronto». Il segretario generale della Uilca, Massimo Masi, ribadisce l’indisponibilità della Uilca ad accettare pregiudiziali da parte di Abi. Non si può accettare lo scambio occupazione e salario come propongono le parti datoriali. Per noi la piattaforma è una sola, e su questa vogliamo trattare su tutti i capitoli, parte economica compresa». Lo stesso Sileoni sottolinea la necessità di esplorare tutti gli argomenti: «Siamo disponibili al confronto con l’Abi ma non accettiamo alcun diktat. Per noi rimane valida la piattaforma contrattuale, comprensiva della parte economica, approvata a larghissima maggioranza dai lavoratori. Chiediamo, pertanto, un confronto per esplorare tutti gli argomenti». Dopo questa richiesta e la manifestazione di massima apertura per Sileoni «un’eventuale rottura delle trattative sarebbe da attribuirsi unicamente all’Abi».

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