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Trattativa su Aspi, il governo prepara il decreto

«Si lavora per un accordo». Così nelle stanze di governo si continua a ripetere a proposito della trattativa sul futuro della concessionaria autostradale Aspi, che il governo ha ribadito di volere sotto il controllo di Cdp, nel rispetto – hanno scritto i ministeri interessati e la presidenza del Consiglio – degli accordi sottoscritti il 14 luglio scorso. I nodi veri della trattativa restano la manleva che Cdp pretende da Aspi su eventuali future richieste di risarcimento per il crollo di ponte Morandi e il prezzo dell’operazione. I due aspetti sono legati: il prezzo cambia a seconda della presenza o meno della manleva.

Si lavora per l’accordo, ma intanto il governo prepara strumenti e munizioni necessarie nel caso si torni alla guerra, anche per contenere gli effetti potenzialmente dirompenti della rottura stessa.

Nello schema del governo, la revoca della concessione di Aspi ad opera del concedente Ministero delle Infrastrutture (ma con una decisione politica collegiale assunta in Consiglio dei ministri prima dell’atto formale) si accompagnerebbe al varo di un decreto legge (sempre nella stessa riunione del Consiglio dei ministri) che dovrebbe risolvere i due problemi più spinosi dello scenario della rottura.

Il primo è a chi affidare la gestione della rete autostradale dopo la revoca. Tema delicatissimo, come si può immaginare, non solo per il rischio di un pesante contenzioso giuridico, ma anche per l’impatto sugli utenti delle infrastrutture (automobilisti e autotrasportatori). Su questo punto il governo ha già avuto al proprio interno un confronto serrato che ha portato alla decisione di escludere l’ipotesi contemplata nell’articolo 35 del decreto Milleproroghe di un passaggio temporaneo della gestione della rete all’Anas in attesa dell’espletamento della necessaria gara europea. Si è ritenuto che il convolgimento di Anas non desse garanzie sufficienti.

Il governo si orienta allora ad affidare la gestione della rete a un commissario della stessa Aspi: la società manterrebbe formalmente la concessione fino alla scelta del nuovo concessionario prescelto con gara Ue ma alla guida ci sarebbe un commissario nominato dal governo. Questo potrebbe anche rinviare a un secondo momento tutta una serie di atti, come, per esempio, l’attivazione delle clausole di salvaguardia per il trasferimento del personale.

Il secondo problema che il governo sa di dover affrontare è lo spettro del default di Aspi e a catena della controllante Atlantia (si veda Il Sole 24 Ore del 9 ottobre). In caso di revoca, infatti, Aspi e Atlantia si troverebbero a dover fronteggiare la richiesta immediata di rimborso da parte dei propri creditori, non potendo contare neanche sull’indennizzo del governo che avrebbe tempi di rilascio più lunghi.

Il governo sta allora studiando una norma (da inserire nel decreto legge) che impedisca o ritardi l’attivazione automatica delle clausole di salvaguardia previste nei contratti di credito. Queste clausole danno la possibilità ai creditori di esigere subito le somme prestate nel caso venga meno la fonte di reddito. Una norma di congelamento consentirebbe di guadagnare tempo evitando l’effetto di un default immediato.

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