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Trattativa sottobanco sul “documento Moscovici”

Nessun passo indietro. Anzi – almeno a parole – qualche passo avanti verso lo scontro con l’Europa e l’uscita dall’euro. Alexis Tsipras tiene alta la tensione nel braccio di ferro con creditori e Germania, «non possono trattarci come una colonia», ma continua a trattare sottobanco in vista di una possibile intesa entro venerdì. Oggi dovrebbe partire da Atene una lettera che chiede formalmente l’estensione di sei mesi del «programma di sostegno finanziario » (non del memorandum della Troika). Una richiesta che ricalca in fotocopia le linee del documento presentato all’Eurogruppo di lunedì da Pierre Moscovici «che noi avremmo firmato subito malgrado fosse al limite dei nostri limiti negoziali – ha detto Tsipras – ma che Jeroen Dijsselbloem ha sostituto con la sua proposta irricevibile 15 minuti prima della riunione». Nelle prossime ore si proverà a cercare la quadra, e le distanze paiono meno lontane di quanto appaia dalle dichiarazioni.
«Non abbiamo fretta e non accetteremo compromessi » ha detto ieri il premier che criticato la vignetta di Schaeuble vestito da nazista pubblicata dal quotidiano di Syriza ribadendo che «non rappresenta i greci». Venerdì (a meno di accordi in zona Cesarini) il governo voterà unilateralmente il primo provvedimento che cancella le norme imposte dalla Troika: «Elimineremo la possibilità di confiscare e mettere all’asta le prime case dei cittadini in ritardo sulle rate del mutuo». Ed è solo il primo passo. «Ripristineremo i contratti collettivi cancellati illegalmente da Bce, Ue e Fmi per riparare ai guai causati dagli errori del memorandum. Il primo debito che salderemo è quello con il popolo greco». Parole che piacciono ai suoi concittadini visto che l’80% di loro, da Syriza fino ad Alba Dorata, è per il momento saldamente al suo fianco.
Le manifestazioni di piazza spontanee sono solo la punta dell’iceberg di questa luna di miele sul fronte domestico. «Ridarò dignità ai greci», aveva promesso il leader di Syriza dopo la vittoria alle elezioni. E ad oggi, a giudicare dai risultati, c’è riuscito. Il numero uno (almeno per ora) di Nea Demokratia Antonis Samaras ha provato a convocare una riunione dell’opposizione per coordinare un fronte anti- Tsipras. Ha fatto un buco nell’acqua. Non solo: Takis Baltakos, suo storico amico e braccio destro, è uscito in pubblico con un endorsment all’esecutivo: «È come un giocatore della Nazionale che va in trasferta e suda per l’onore della bandiera e della maglia», ha applaudito. Ramoscelli d’ulivo arrivano persino da Alba Dorata: «Non faremo opposizione sterile » ha promesso il portavoce Ilias Kasiaridis. «Le misure annunciate dal premier sono giuste e devono essere implementate » gli ha fatto eco il compagno di partito Giorgos Galeos.
Queste aspettative così alte, per assurdo, rischiano di complicare i negoziati, perché rendono più faticoso ogni eventuale compromesso con i creditori. Tsipras ha deciso comunque di cavalcare il clima di unità nazionale scegliendo come candidato alla presidenza della Repubblica Prokopis Provopoulos, ex ministro degli Interni del centrodestra di Nea Demokratia. Una scelta pragmatica («ricorda sempre di più Andreas Papandreou», dicono in molti sotto il Partenone) che ha fatto storcere il naso alla sinistra di Syriza visto che Provopoulos era titolare degli Interni quando la polizia ammazzò a sangue freddo nel 2008 a Exarchia Alexander Grigoropoulos. E sotto la sua guida, aggiungono altri, sono state assunte nel pubblico impiego 850mila eprsone in cinque anni. Acqua passata, in nome della lotta anti-austerity. Oggi il Parlamento dovrebbe riuscire a nominarlo al primo tentativo a larghissima maggioranza.
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