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Trattativa con Air France in stallo senza accordo Alitalia in picchiata

ROMA — Un comunicato di poche righe nella tarda serata di ieri non ha diradato le incertezze sul possibile accordo tra Alitalia e Air France-Klm. In sostanza si aspetta il decisivo cda della ex compagnia di bandiera di dopodomani, quando l’ad Gabriele Del Torchio metterà nero su bianco i problemi di liquidità del vettore. Il serbatoio è quasi vuoto e nel giro di poche settimane, al massimo fine ottobre in mancanza di un colpo di reni decisivo, Alitalia potrebbe ritrovarsi di fronte al baratro.
Ma stavolta, a differenza del 2008 quando al capezzale della compagnia arrivò un commissario straordinario, dietro le quinte della lunga, estenuante trattativa tra Air France e il nostro vettore si parla di un possibile accordo “nell’aria”: il governo Letta è in pressing sui francesi e i volti dei manager italiani che puntano al salvataggio, in queste ultime ore appaiono un po’ meno tesi. Il cda del gruppo franco olandese che ieri a Parigi ha affrontato il tema dell’alleanza, ha passato in rassegna i nodi che di fatto oggi rallentano il processo di integrazione tra le
due aziende. Ma senza scendere — ufficialmente almeno — in dettagli.
In ogni caso, secondo fonti vicine al dossier, sherpa del governo italiano e francese si sono “annusati” più volte nei giorni scorsi e oggi circola un cauto ottimismo sulla vicenda che si trascina ormai dal 2006. Dal ministero dei Trasporti guidato al Maurizio Lupi, si guarda all’appuntamento di dopodomani a Parigi dove i colleghi dei due Paesi si incontreranno per parlare (anche) di Tav e Alitalia. Lo stesso Lupi ieri ha ribadito che «Air France deve finalmente dire con chiarezza se considera Alitalia strategica» e che «l’esecutivo Letta non ha preclusioni ad un aumento della quota in Alitalia».
Sempre giovedì durante il cda di Alitalia che approverà la semestrale, verrà affrontato con decisione il nodo dell’aumento di capitale e della eventuale presenza in forze dei francesi. Se Air France dovesse rompere gli indugi accettando di “crescere” nei prossimi mesi dall’attuale 25% fino al 50,1%, Del Torchio potrebbe ottenere il sospirato via libera ad un prestito da almeno 250 milioni da parte delle banche italiane. Gli altri 150 milioni necessari per sopravvivere e rilanciare le attività potrebbero giungere, invece, per mezzo di un nuovo aumento di capitale che Air France sottoscriverebbe a patto di una nuova governance del vettore romano. Resta però irrisolto il problema del miliardo di perdite accumulate in 5 anni di attività della compagnia dei quali i francesi non vogliono farsi carico.
Questa storia di amore industriale, mai esplosa per davvero, potrebbe dunque trasformarsi a breve in una acquisizione, con la bandiera tricolore francese piantata davanti all’ingresso del palazzo Alitalia di Fiumicino. Ieri sera il consiglio di amministrazione del vettore transalpino avrebbe affrontato anche i termini di una possibile salita di Air France nell’azionariato di Alitalia. Se l’integrazione dovesse andare avanti, il marchio italiano pagherà però un prezzo altissimo: i bene informati, da Parigi, parlano di uno stop al piano industriale appena avviato da Del Torchio, di una sostanziosa riduzione di aerei sul medio raggio, un piano di risparmi draconiano e di conseguenza una ristrutturazione che andrà a verificare anche i numeri del personale attualmente in Alitalia.

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