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Trattativa al traguardo su Electrolux

Una trattativa durata mesi, estenuante, con colpi di scena, decreti legge approntati ad hoc, controversie interne tra sindacati, proposte che sembravano prima risolutive, poi insufficienti. La vertenza Electrolux non è solo la vertenza di una multinazionale straniera e dei suoi lavoratori italiani, è una delle trattative più difficili degli ultimi anni perché riguarda un settore della manifattura italiana tra i più importanti e tra i più in crisi, coinvolgendo 6mila dipendenti, quattro stabilimenti e un indotto enorme. In questi mesi, è stato messo in discussione un modello di lavoro, sono state scardinate logiche che sembravano intoccabili. E sono state poste le basi per un nuovo sviluppo industriale.
Ora la trattativa volge alla fine. Nella note, ha fatto sapere il ministero, è stata siglata una bozza di accordo per il futuro industriale degli stabilimenti italiani di elettrodomestici.
Dopo le divisioni che avevano segnato il fronte sindacale negli ultimi incontri, ieri al Mise è andato in scena il rush finale: nel pomeriggio si è svolto un incontro tra l’azienda (i vertici e i responsabili del personale e produttivi di ogni stabilimento) e una parte delle Rsu delle fabbriche, mentre in serata sindacati e azienda hanno incontrato il ministro Federica Guidi e il viceministro Claudio De Vincenti, assieme ai segretari confederali di Fiom, Fim e Uilm, Maurizio Landini, Rocco Palombella, e Giuseppe Farina. Le differenti posizioni tra i sindacati non sono ancora state appianate (riproporzionamento delle ore di assemblee; riduzione dei permessi sindacali del 60%; allungamento gestione ferie aprile-settembre; riproporzionamento pause stancanti all’orario di sei ore; allineamento alle pause fisiologiche al 4% dell’orario di lavoro; eliminazione della pausa aggiuntiva dei 10 minuti di Porcia). Ma, se necessario, gli incontri continueranno ad oltranza, fino a mercoledì, quando, sempre al Mise è previsto l’appuntamento con il premier Matteo Renzi e il sottosegretario Graziano Delrio, alla presenza delle istituzioni locali interessati alla vertenza.
A incombere è la scadenza del 19 maggio, giorno entro il quale dovrà essere convertito in legge il decreto Lavoro (il numero 34, approvato dal Consiglio dei ministri alla fine di marzo) che contiene decisive norme sulla decontribuzione e introduce agevolazioni per i contratti di solidarietà. Viene infatti innalzato il limite di spesa relativo alle risorse da destinare ai contratti di solidarietà, pari attualmente a 5,16 milioni di euro, portandolo a 15 milioni a decorrere dal 2014 e vengono unificati al 35% gli sconti contributivi in tutte le regioni (rispetto all’attuale 25%, che per le aree svantaggiate sale al 30%). Questo permette a Electrolux di poter ridurre il costo del lavoro di tre euro l’ora. Entro il 19, l’accordo non solo dovrà essere firmato, ma anche approvato dalle assemblee dei lavoratori, altrimenti il decreto risulterebbe inutile.
Queste ore prima di mercoledì serviranno ad appianare le controversie sui punti ancora “caldi”. Uno di questi è la condivisione del peso del taglio del costo del lavoro su ogni lavoratore: dei tre euro di taglio, 1,20 sono a carico dello Stato mentre 1,80 sarebbero a carico dei soli 2.500 operai della catena di montaggio, ovvero gli operai diretti. Su questo punto i sindacati spingono con l’azienda: «Il peso deve essere suddiviso su tutti i 6mila dipendenti – dicono – non solo quelli delle linee produttive». Gli altri punti riguardano la sicurezza e la salute sul lavoro, su cui incide l’aumento di velocità delle linee produttive, e l’incidenza dei premi del Tfr.

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