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Trasformazioni promosse

Risulta ammissibile la trasformazione di una società unipersonale in impresa individuale. Né la tutela dei creditori, né il principio della tipicità della trasformazione sarebbero lesi da tale operazione. È quanto prevede lo studio del Notariato n. 545/2014 sulla «Trasformazione di società unipersonale in impresa individuale», reso noto ieri.

Le diverse posizioni sul tema

Il tema della possibilità di trasformare la società unipersonale in impresa individuale, pur risolto affermativamente dalla dottrina maggioritaria, è di fatto negato dalla giurisprudenza prevalente.

D’altro canto il problema appare estremamente rilevante poiché il poter qualificare il passaggio da società a impresa individuale alla stregua di una «trasformazione» consentirebbe, al socio unico che intenda proseguire l’attività come imprenditore individuale «di continuare a gestire la stessa impresa senza essere costretto a liquidare preventivamente i rapporti giuridici ad essa afferenti, per poi procedere alla loro ricostituzione, probabilmente in termini identici, procedimento che risulterebbe altrimenti necessario al fine di riprendere la medesima attività in precedenza esercitata in forma societaria.

Una simile soluzione consentirebbe, inoltre, di beneficiare del principio della continuità dei rapporti giuridici ai fini, per esempio, della conservazione di licenze amministrative relative all’impresa svolta, ed eventualmente anche ai fini del trattamento fiscale».

A riguardo, divergenti appaiono ad oggi le posizioni della dottrina prevalente (Tassinari, Maltoni, Guerrera, Tassani, Sarale ecc.) da quella della giurisprudenza.

La prima ritiene, anche in relazione al fatto che sia ormai pacificamente annoverabile nell’ambito delle trasformazioni eterogenee, il passaggio da società di capitali a comunione di azienda e viceversa, che sia implicitamente riconosciuta, in virtù di ciò, la possibilità di trasformare la società di capitali unipersonale in impresa individuale, in relazione a una interpretazione analogica della norma.

Di contro, la giurisprudenza di merito maggioritaria (recentemente si veda Trib. Piacenza 22/12/2011; App. Torino 14 luglio 2010; Trib. Mantova 28 marzo 2006) esclude la possibilità della trasformazione da società di capitali o di persone in impresa individuale e viceversa, in quanto le norme in tema di trasformazione, ancorché eterogenea, presuppongono sempre che essa interessi enti plurisoggettivi e dotati di patrimoni separati, elementi che mancano, invece, nell’impresa individuale.

La questione è oggettivamente controversa in relazione all’eccezionalità del principio della continuità dei rapporti giuridici stabilito dall’art. 2498 c.c., nonché per la presunta tipicità della procedura che eviterebbe il procedimento liquidatorio e per l’eventuale danneggiamento dei creditori

La posizione del Notariato

Sull’argomento va peraltro ricordata la recente massima K.A.37, emanata dal Notariato triveneto secondo il quale connotano situazioni di trasformazioni eterogenee sia l’ipotesi della società di capitali che si trasforma in impresa individuale, sia l’ipotesi opposta.

La questione è ripresa e approfondita nello studio del Notariato nazionale in esame che ne conferma la qualificabilità dell’operazione in commento quale trasformazione.

Secondo il Notariato, infatti, sia il presunto principio di tipicità della trasformazione, quanto la necessità di fornire un’adeguata tutela dei creditori sociali non sarebbero disattesi dall’operazione in oggetto.

A riguardo si ritiene che:

1) «la previsione normativa della trasformazione di società in azienda individuale costituisce una prova del fatto che il principio di continuità dei rapporti giuridici, che caratterizza la trasformazione, può esplicare i propri effetti anche solo con riferimento ai beni che formano oggetto del complesso aziendale, e non anche ai soggetti titolari dello stesso, rispetto ai quali è consentita un’alterazione dell’identità soggettiva;

2) la qualificazione dell’operazione in esame in termini di trasformazione eterogenea consente di tutelare adeguatamente i creditori attraverso il rimedio dell’opposizione ex art. 2500-novies c.c.».

Sul piano operativo, infine, la configurazione del passaggio da società in impresa individuale, in termini di trasformazione, consente di affermare che in relazione agli immobili eventualmente esistenti nel patrimonio della società non è configurabile alcun tipo di trasferimento, con conseguenti riflessi pratici sia con riferimento ai profili pubblicitari, sia con riguardo alle regole di circolazione degli immobili. Quindi in generale deve ritenersi che l’atto di trasformazione non sia soggetto a trascrizione, mentre è previsto l’obbligo della voltura catastale.

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