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Trasformazioni, così l’istanza Irap

L’istanza di rimborso “Irap costo del lavoro”, nel caso di società che hanno eseguito trasformazioni progressive all’inizio del 2013, va presentata dalla stessa società indicando la ragione sociale della società di persone e quale firmatario l’amministratore in carica della società di capitali al momento di invio della istanza.
In effetti nel caso di trasformazione progressiva si ha una mera variazione di ragione sociale, mantenendo lo stesso numero di codice fiscale, quindi non vi è diversità tra la società ante trasformazione e quella post trasformazione. L’istanza va compilata segnalando l’entità della deduzione e poi comunicando tale risultato ai soci affinché questi ultimi possano compilare la propria istanza e determinare il rimborso Irpef dovuto. La compilazione dell’istanza nel caso della trasformazione societaria progressiva ricalca quella della società di persone che non ha eseguito alcuna trasformazione, se non per la circostanza che il firmatario della stessa istanza sarà l’amministrazione in carica della trasformata società di capitali.
Decisamente più complesso è il caso della trasformazione progressiva avvenuta nel lasso temporale oggetto dell’istanza di rimborso, cioè tra il 2007 ed il 2011. Fermo restando che la società resta la stessa anche in questo caso, il mutamento da soggetto Irpef a soggetto Ires comporta una diversa compilazione dell’istanza di rimborso, poiché per i periodi d’imposta in cui era vigente la società di persone si dovrà solo calcolare la maggiore deduzione senza determinare alcun rimborso, mentre per i periodi d’imposta in cui è stata vigente la società di capitali l’istanza dovrà determinare anche l’ammontare del rimborso.
Altro problema posto riguarda la compatibilità tra la deduzione Irap del 10% e quella per costo del lavoro. La tesi delle Entrate è che le due deduzione possono sommarsi se lo sconto del 10% è stato motivato dalla presenza di interessi passivi. La norma (articolo 6 Dl 185/10) afferma peraltro che gli interessi passivi devono essere superiori agli interessi attivi e proventi assimilati. Questa ultima citazione induce taluni a ritenere che si debba eseguire la somma algebrica dell’area C del conto economico. Al riguardo si ritiene che l’analisi debba essere circoscritta ad alcune poste dell’area C, la quale comprende anche componenti positivi e negativi che nulla hanno a che fare con la nozione di “interesse”. Quindi si ritengono esclusi dal conteggio del presupposto per la deducibilità del 10% dell’Irap i componenti positivi e negativi estranei a tale concetto, quali ad esempio i differenziali sui cambi o i dividendi.
Ulteriore questione è come trattare il versamento Irap eseguito tramite compensazione con un acconto eccedente versato in precedenza. Sul punto si conferma la tesi già espressa dalla circolare Assonime 14/09 e cioè che la compensazione deve intendersi quale versamento effettivamente eseguito nel periodo d’imposta in cui la compensazione stessa è stata effettuata.

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