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Trasformazioni a doppio effetto

Non può applicare la disciplina del consolidato e dell’Iva di gruppo propria delle società di capitali quel soggetto che, formalmente, è una società semplice, anche se la relativa operazione di trasformazione è stata disconosciuta dall’Agenzia delle entrate attraverso l’applicazione della normativa antielusiva. Infatti, le disposizioni contenute nell’articolo 37 bis del dpr n. 600 del 1973 operano con esclusivo riferimento ai fini tributari senza che, di fatto, vi siano delle conseguenze di natura civilistica. Con l’ulteriore ovvia conseguenza che, per esempio, nessuna ipotesi di accesso al regime di consolidato potrà verificarsi. Ma, proprio per effetto del disconoscimento, il regime fiscale ordinario sarà quello proprio dei soggetti Ires in quanto, ai fini fiscali, vi è la previsione di inopponibilità contenuta nella norma antielusiva. Sono queste le conclusioni raggiunte dall’Agenzia delle entrate nella risoluzione n. 84 di ieri con la quale l’amministrazione finanziaria ha esaminato, in via generale e in relazione a un caso specifico, la normativa antielusiva applicata in sede di accertamento con adesione. Affermando, nella sostanza, un «doppio» binario fiscale nei casi in cui si debba esaminare il regime ordinario rispetto a comportamenti opzionali che, normativamente, sono previsti soltanto per soggetti che «giuridicamente» sono soggetti passivi Ires. Nella fattispecie, una società aveva accertamento con adesione relativo all’anno 2007 chiudendo una controversia relativa al periodo di imposta 2002, anno con riferimento al quale l’amministrazione finanziaria aveva disconosciuto la trasformazione della società da srl a società semplice. Di fatto, attraverso il disconoscimento, il regime fiscale applicabile nei confronti della società era rimasto quello Ires senza dunque nessun effetto di «passaggio» nel campo Irpef. Il quesito della società verteva sulla possibilità, alla luce dell’avvenuta adesione, di poter seguire un comportamento da società di capitali pur essendo giuridicamente ormai una società semplice optando, per esempio, per l’accesso a un consolidato fiscale nazionale nonché per l’adesione al regime della liquidazione Iva di gruppo. L’Agenzia delle entrate illustra di fatto i principi generali della normativa antielusiva e delle conseguenze che essa comporta distinguendo nettamente quelli che sono gli effetti civilistici di una operazione (come nel caso di specie, una trasformazione societaria) da quelli che sono gli effetti di natura tributaria. Nella sostanza, riprendendo un principio già chiaro sin dall’emanazione della norma antielusiva, l’amministrazione precisa che nessun effetto civilistico può verificarsi in relazione ai controlli effettuati dall’amministrazione stessa. Per conseguenza, laddove una società di capitali diviene una società semplice, ai fini «giuridici» questo sarà il regime della società trasformata. Si afferma, infatti, che l’accertamento dell’elusività non comporta contestazioni sulla validità, sotto un profilo civilistico, degli atti posti in essere dal contribuente, sia nei confronti di altri soggetti, sia nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, implicando esclusivamente il disconoscimento di vantaggi fiscali di cui ci si è voluti impropriamente avvalere e la richiesta di versamento della maggiore imposta dovuta. Sulla nozione di inopponibilità degli effetti dell’operazione, l’Agenzia precisa che la stessa ha una valenza esclusivamente fiscale, per cui i comportamenti posti in essere dai contribuenti sono, in ogni caso, validi e rilevanti sul piano civilistico. Nonostante l’apparente contrasto della situazione di fatto, l’amministrazione precisa che, in ragione del principio di inopponibilità, non esiste una diversa soggettività ai fini fiscali e civilistici, ma vi è soltanto la necessità di definire l’imposta elusa, approntando tutti i necessari accorgimenti per poterla determinare correttamente ed eventualmente verificare successivamente. Pertanto, dalla data di trasformazione, la società è da considerarsi una società semplice a tutti gli effetti e, quindi, laddove non si voglia procedere a ulteriore trasformazione in soggetto Ires, la società stessa determina comunque le imposte con le regole dei soggetti Ires pur non potendo accedere ai regimi di consolidato e liquidazione Iva di gruppo in quanto i predetti regimi sono propri di soggetti che sono, giuridicamente, società di capitali. Nel caso in cui, invece, si opti per una trasformazione in società di capitali, l’operazione non avrà, ai fini delle imposte dirette, gli effetti di una operazione fiscalmente realizzativa sulla società trasformanda, in considerazione della specifica circostanza per cui la trasformazione perfezionata in precedenza è stata disconosciuta ai fini delle imposte dirette. Quindi, la nuova trasformazione, non farebbe altro che ripristinare giuridicamente la situazione esistente, e quindi fiscalmente irrilevante, limitatamente alle imposte dirette.
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