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Trasformazione con imponibile

Una srl unipersonale può trasformarsi in impresa individuale, facendo a ritroso il percorso seguito per costituire la società di capitali? Un quesito rilevante in chiusura d’esercizio, con la necessità di eseguire il tax planning per la prossima dichiarazione dei redditi. Tornare impresa individuale è obiettivo funzionale sia a risparmiare costi di gestione amministrativi sia ad evitare le conseguenze dell’applicazione della normativa sulle società di comodo, specie nei casi in cui l’attività di impresa è ridotta o addirittura terminata e resta la detenzione di beni mobili ed immobili. L’operazione ha risvolti sia civilistici sia fiscali che vanno ben analizzati: potrebbe emergere che le controindicazioni tributarie superino le convenienze civilistiche.
La giurisprudenza dominante (per esempio, la sentenza di Cassazione n. 1593/2002) ritiene non legittima la trasformazione tra una società – ancorchè unipersonale – e un’impresa individuale, poiché l’istituto della trasformazione societaria si può applicare solo tra società.
Di diverso avviso le recenti ed autorevoli pronunce del Notariato nazionale (studio 545/2014) e dei Notai del Triveneto (Orientamento K.A.37), in cui si segnala che non può esservi ostacolo alla trasformazione perché, tra gli altri motivi, la tutela dei terzi creditori non viene affatto meno; anzi si amplia, potendosi aggredire anche il patrimonio personale del debitore. Inoltre viene affermata l’applicazione dell’articolo 2500-novies del Codice Civile, che nella trasformazione eterogenea tra società ed ente associativo o fondazione assegna ai creditori 60 giorni per esprimere la loro eventuale opposizione.
Ora, ammettendo che questa trasformazione regressiva sia lecita, possiamo ritenere che ad essa si applichi la neutralità fiscale che caratterizza ogni trasformazione? E, più precisamente, possiamo ritenere che a questa operazione si applichi la circolare 54/E/2002, che ha escluso l’emersione di plusvalori dalla trasformazione di società di persone a socio unico in impresa individuale ?
Al riguardo, si ritiene che sia difficilmente sostenibile l’assimilazione tra la trasformazione della srl unipersonale in impresa individuale e quella tra società di persone che ha perso la pluralità dei soci. Non si può infatti tralasciare che, nel caso analizzato nella circolare 54/E/2002, si è di fronte ad un obbligatorio scioglimento della società di persone, a seguito del venir meno della pluralità dei soci non ricostituita entro un semestre (articolo 2272, punto 4, del Codice civile), quindi in una situazione subita dalla società e dal socio. Ritenere che da tale obbligo di trasformazione discenda l’emersione di plusvalenze da assegnazione non è sembrato corretto alla stessa agenzia delle Entrate.
Ma cosa diversa è la “trasformazione” della srl unipersonale, che ben potrebbe gestire l’attività d’impresa nella forma di società di capitali unipersonale. In questo ultimo caso, la trasformazione è una libera scelta della società e del socio e si ritiene debba conseguirne la fiscalità ordinaria dell’assegnazione, cioè il potenziale imponibile che si forma per differenza tra il valore normale dell’azienda assegnata e il suo valore fiscalmente riconosciuto. Può anche accadere che non emerga plusvalenza, perché valore fiscale e valore normale tendenzialmente coincidono, ma resta il problema della fiscalità del socio, che riceve beni . Per costui, si tratterà di capire quante riserve di utili vengano attribuite, generando così un dividendo, e quante riserve di capitale vengono restituite (generando così la riduzione del costo della partecipazione). Una volta assegnata, l’azienda potrà essere immessa senza ulteriore formazione di imponibile nell’impresa individuale neocostituita. Tutto ciò a meno che il socio non sia già un imprenditore individuale e che a tale titolo detenga la partecipazione nella srl. Ovviamente sarebbe interessante conoscere il parere dell’agenzia delle Entrate su questa interpretazione.
Dal punto di vista delle imposte indirette, invece, lo scenario delle due trasformazioni (società di persone e società di capitali) non dovrebbe essere diverso. Nel senso che già la risoluzione 47/E/2006 ha qualificato tali operazioni come vere e proprie assegnazioni, che, se hanno per oggetto l’azienda , sono assoggettate a tassa fissa di registro (200 euro).

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