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Transizione 4.0, il piano punta a bonus per 91mila imprese

Almeno 91mila imprese potrebbero beneficiare del piano di incentivi fiscali Transizione 4.0 fino al 2022. Il governo, nelle interlocuzioni con la Commissione europea, ha elaborato stime aggiornate sui possibili effetti delle agevolazioni finanziate nel Recovery plan (Pnrr). C’è anche una ripartizione per tipologia di aiuto, con la previsione di almeno 68.400 imprese che che dovrebbero essere in grado di effettuare investimenti agevolati in beni strumentali 4.0 (26.900 in beni materiali, l’ex “iperammortamento”, e 41.500 in beni immateriali quindi sostanzialmente software). Sarebbero invece 20.600 le aziende che si agganceranno al credito di imposta per finanziare investimenti in ricerca, innovazione e design. Sono infine stimate in 2mila le imprese che usufruiranno del credito di imposta per attività di formazione legate alla transizione digitale 4.0.

Le stime, che sono state riviste rispetto alle prime formulazione del Pnrr, si basano su un pacchetto di finanziamenti alimentati da due canali. Ci sono innanzitutto le risorse europee del Recovery fund e quindi il vero e proprio Pnrr, con circa 13,5 miliardi. Ma c’è anche il Fondo complementare nazionale che, per integrare la dote di Transizione 4.0, attinge allo scostamento di bilancio per quasi 5,1 miliardi. In totale dunque quasi 18,5 miliardi. Un discorso a parte, con ulteriori risorse, riguarda il credito di imposta per beni strumentali tradizionali, l’ex “superammortamento” . In questo caso, in seguito alle obiezioni della Commissione Ue, contraria a finanziaria con il Recovery plan investimenti non digitali e con impatti potenzialmente negativi sull’ambiente, il governo è stato costretto a trovare una copertura alternativa a quella che era stata individuata con la legge di bilancio, pari a circa 8,5 miliardi, usando lo scostamento di bilancio autorizzato dal Parlamento il 21 aprile scorso.

Ricapitolando, le 91mila imprese sono gli investitori che si stimano useranno il pacchetto nel periodo che inizia dal 2020 (quindi con la precedente versione del piano), include il 2021 (anno di partenza dei nuovi incentivi rivisti dall’ultima legge di bilancio) e termina nel 2022. Ma il governo stima anche l’impatto nel 2020-2021: 56.300 imprese beneficiarie totali di cui 45mila per beni strumentali 4.0 (17.700 in beni materiali e 27.300 in immateriali), 10.300 per ricerca e sviluppo e mille per la formazione.

In questo momento per chi punta agli incentivi è sfumata la possibilità di cedere i crediti di imposta al sistema bancario, come era stato inizialmente previsto da un emendamento del Movimento Cinque Stelle poi sfumato per le obiezioni della Ragioneria dello Stato legate agli effetti sul debito segnalati da Eurostat. Non si può escludere però che, a valle di ulteriori approfondimenti tecnici della struttura del ministero dell’Economia, M5S ripresenti la proposta come emendamento al decreto sul Fondo complementare nazionale. È invece entrata nel decreto sostegni 2 approvato la scorsa settimana dal consiglio dei ministri la norma che elimina il requisito dei ricavi o di compensi, che era fissato sotto 5 milioni di euro, per i soggetti che intendono compensare i crediti di imposta per i beni strumentali tradizionali in un’unica quota annuale. Opportunità che però vale solo per investimenti effettuati dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2021.

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