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Transfer pricing senza legami

I legami societari non devono influenzare i prezzi di trasferimento applicati tra parti collegate, ciò sia ai fini della fiscalità diretta sia ai fini dell’imposizione doganale. Tuttavia è diverso il parametro di riferimento cui commisurare la congruità delle operazioni a seconda del comparto impositivo di riferimento. Ai fini delle imposte dirette deve farsi riferimento al valore normale delle operazioni, ai fini doganali, invece deve farsi riferimento al valore di transazione. La tematica del transfer pricing in ambito doganale risponde infatti a logiche diverse rispetto a quelle fiscali, anche se è possibile rinvenire punti di convergenza tra le due discipline, come peraltro emerge dalla circolare 16/D dell’Agenzia delle dogane (si veda ItaliaOggi di ieri).

Valore normale

I componenti di reddito derivanti da operazioni con società non residenti appartenenti allo stesso gruppo societario devono essere valutati in base al valore normale dei beni ceduti coincidente con il «prezzo o corrispettivo mediamente praticato per beni della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquistati o prestati». L’Ocse, ha definito il «prezzo di libera concorrenza» come «il prezzo che sarebbe stato concordato tra imprese indipendenti per operazioni identiche o similari a condizioni similari o identiche sul mercato». La verifica del rispetto del principio di libera concorrenza presuppone, quindi, il confronto delle condizioni applicate nelle transazioni infragruppo e in quelle tra terzi, così da verificare che tra esse non vi sia nessuna differenza che possa influire sulle condizioni analizzate ai fini della verifica o che le eventuali differenze possano essere eliminate con opportune e ragionevoli correzioni. In ragione degli elementi tratti dall’analisi di comparabilità, quindi, sarà scelto il miglior metodo che consenta di individuare qual è il valore normale che sarebbe dovuto essere applicato all’operazione intercompany, tra quelli considerati accettabili dall’Ocse (il metodo del confronto del prezzo, il metodo del prezzo di rivendita, il metodo del costo maggiorato, il metodo della ripartizione dell’utile e il metodo basato sul margine netto della transazione).

Valore di transazione

Ai fini doganali, la base imponibile delle merci in dogana è il valore della transazione definito come «il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci quando siano vendute per l’esportazione a destinazione del territorio doganale della Comunità», salvo che «il compratore e il venditore non siano legati» (Art. 29 Codice doganale comunitario Cdc). In tal caso il valore di transazione di beni oggetto di operazioni tra parti correlate sarà accettato ai fini doganali qualora corrisponda al: i) valore di transazione di merci identiche, vendute per l’esportazione verso il territorio doganale dell’Unione ed esportate nello stesso momento o pressappoco nello stesso momento delle merci da valutare; ii) valore di transazione di merci similari, vendute per l’esportazione verso il territorio doganale dell’Unione ed esportate nello stesso momento o pressappoco nello stesso momento delle merci da valutare; iii) valore basato sul prezzo unitario al quale le merci importate, o merci identiche o similari importate, sono vendute nel territorio doganale dell’Unione nel quantitativo complessivo maggiore a persone non collegate ai venditori; oppure iv) valore calcolato, eguale alla somma: i) del costo o del valore delle materie e delle operazioni di fabbricazione o altre, utilizzate per produrre le merci importate (Art. 29 e 30 CDC).

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