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Transfer pricing esteso all’Irap

Negli ultimi anni è cresciuto il dibattito tra gli operatori circa l’applicabilità – o meno – anche al comparto impositivo dell’Irap delle disposizioni in materia di transfer pricing.
In particolare, dopo le modifiche apportate dalla legge 244/2007 alla base imponibile dell’imposta è andata affermandosi la ferma convinzione che, in ragione del suo “sganciamento” dalle variazioni – in aumento e in diminuzione – rilevanti ai fini dell’Ires (circolare 27/E/2009), dovesse (naturalmente) conseguire la irrilevanza delle rettifiche in materia di prezzi di trasferimento all’Irap. Con la legge di stabilità per il 2014 (articolo 1, comma 281), le speranze dei contribuenti sembrano state, però, “tradite”. Anche se la tecnica legislativa utilizzata pone più di un interrogativo circa il fatto che la disposizione in parola finirà per alimentare (paradossalmente) tale contenzioso. Così, in particolare, recita il comma 281 dell’articolo 1 della legge n. 147/2013: «La disciplina prevista in materia di prezzi di trasferimento (…) deve intendersi applicabile alla determinazione del valore della produzione netta ai fini dell’imposta sulle attività produttive anche per i periodi d’imposta successivi a quelli in corso alla data del 31 dicembre 2007».
Per come formulato, il citato comma 281 parrebbe una norma di interpretazione autentica, come tale volta a produrre effetti anche per il passato, seppure dal punto di vista formale non sia stata “tipizzata” come tale dal legislatore. In proposito, va ricordato che lo Statuto del contribuente, all’articolo 1 espressamente dispone che «l’adozione di norme interpretative in materia tributaria può essere disposta soltanto in casi eccezionali e con legge ordinaria, qualificando come tali le disposizioni di interpretazione autentica».
Ora, al di là dei già menzionati vizi formali, vi sono fondati dubbi che la citata disposizione sia, in realtà, una norma avente carattere innovativo – e non interpretativo – che, come tale, non potrebbe che produrre effetto solo per il futuro. Del resto, la funzione di una norma di interpretazione autentica sarebbe quella di “chiarire” il senso di norme preesistenti, al fine di rimediare sia ad interpretazioni giurisprudenziali divergenti, sia ad eventuali differenti tesi interpretative. Al contrario, nel caso della base imponibile Irap (post legge n. 244/2007) pare che, per come congeniata, la novella della legge n. 147/2013 abbia surrettiziamente modificato la disciplina in materia, con effetto retroattivo e in violazione dei precetti dello Statuto del contribuente. Per questo, non si può escludere che la disposizione contenuta nella legge di stabilità per il 2014 produrrà un effetto contrario a quello voluto, aumentando il contenzioso. In effetti, prima della legge di stabilità per il 2014 era (quasi) scontato aspettarsi una vittoria dei contribuenti, anche perché gli argomenti normalmente spesi dagli Uffici accertatori – cioè il riferimento all’Irap nella circolare dell’agenzia delle Entrate n. 58/2010 sui cosiddetti “oneri documentali” come pure l’equiparazione all’abrogata Ilor – non sono mai parsi conferenti. Difatti, quanto al riferimento della citata circolare n. 58/2010, questo dovrebbe tutt’ora intendersi ai periodi d’imposta anteriori alla legge n. 244/2007, pure coperti dalla disciplina sui cosiddetti “oneri documentali”. In relazione, infine, alla disciplina “convenzionale”, è noto che i Trattati contro le doppie imposizioni non potrebbero mai legittimare una rettifica non consentita dal legislatore nazionale.

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