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Transfer pricing, conta chi cede

Transfer pricing a tutto campo; è il mercato del cedente e non quello del cessionario a determinare il confronto tra il prezzo applicato alle transazioni infragruppo con quello operato verso altri soggetti indipendenti. Specie laddove nel mercato del cessionario non sia possibile alcun confronto perché le transazioni effettuate sono dirette esclusivamente a soggetti correlati. La Cassazione, con sentenza n. 24005 del 23 ottobre 2013 torna sulla questione del transfer pricing, sovvertendo le decisioni dei giudici di legittimità e validando l’accertamento dell’ufficio nei confronti di una stabile organizzazione in Italia di una multinazionale belga.

La questione è ben nota; l’articolo 110, comma 7 e seguenti del tuir, i componenti del reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che – direttamente o indirettamente – controllano l’impresa o ne sono controllate, sono valutati in base al valore normale dei beni ceduti, dei servizi prestati e dei beni e servizi ricevuti.

Lo scopo della norma antielusiva è chiaro: nel momento in cui ci sono transazioni commerciali tra società appartenenti al medesimo gruppo economico ma localizzate in territori diversi, magari con fiscalità palesemente differenti, la volontà di dirottare il reddito imponibile verso gli ordinamenti più favorevoli è contrastata dall’amministrazione finanziaria.

Così vendite sottoprezzo o acquisti a valori superiori a quello «normale» vengono interpretati, salvo prova contraria, come strumenti di delocalizzazione del reddito imponibile verso altri lidi; ciò avviene, appunto, mediante artata riduzione dei ricavi o incremento dei costi.

Di fronte a tali comportamenti l’amministrazione finanziaria interviene a rettificare il valore, rilevante ai fini delle imposte dirette, delle transazioni. Per far ciò, fondamentale è la nozione di valore normale quello cioè che deve essere messo a confronto con il prezzo operato e oggetto di verifica.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, l’azienda verificata rappresenta una stabile organizzazione in Italia di una società di diritto belga, capogruppo di un importante gruppo chimico e farmaceutico multinazionale.

Dall’esame della documentazione posta in essere dalla società erano emerse transazioni tra la stessa e la sua capogruppo, nonché con imprese appartenenti al gruppo e localizzate in Paesi differenti. Nell’ambito di tali transazioni, i prezzi fissati non risultavano coincidenti con i prezzi di libero mercato, essendo piuttosto frutto di una generale pianificazione fiscale degli utili del gruppo.

L’amministrazione finanziaria ha fatto proprio l’articolo 9, comma 3, del Tuir laddove dispone che per determinare il valore normale di riferimento si faccia riferimento al corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari in condizioni di libera concorrenza, al medesimo stadio di commercializzazione e nel tempo e nel luogo in cui i beni e servizi siano stati acquisiti o prestati e in mancanza nel tempo e nel luogo più prossimi.

Mentre i giudici di merito accoglievano il ricorso del contribuente nel presupposto che l’amministrazione finanziaria avrebbe dovuto confrontare i prezzi operati con quelli applicabili nel mercato del cessionario, ossia in Belgio, la cassazione ribalta il giudizio e accoglie il ricorso dell’amministrazione finanziaria.

Nella sostanza i giudici di legittimità sottolineano che l’articolo 9 del tuir fa riferimento in prima battuta ai prezzi operati nel mercato del cedente, per transazioni da quest’ultimo effettuate e non già, dalle condizioni di mercato applicabili nel mercato del cessionario; specie quando, come nel caso in esame, ciò non sia possibile in assenza di soggetti operanti nel medesimo settore merceologico nel mercato di riferimento finale (Belgio).

Laddove possibile va privilegiato, quindi, il metodo del confronto interno, quello che tende a contrapporre i prezzi applicati dal cedente alla propria consociata estera e con quelli presenti nei propri listini destinati a soggetti terzi.

Solo laddove tale metodo sia inapplicabile si potrà far riferimento a quello del confronto esterno, basato sulla comparazione tra la transazione in questione e una analoga effettuata da altri soggetti. Esclusivamente in tale ultima circostanza si potrà analizzare il mercato del cessionario.

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