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Transfer price, più spazio al confronto

Più spazio al confronto preventivo sul transfer pricing in dogana con il potenziamento del ruling e la forfettizzazione dei valori prevista dalle disposizioni di applicazione del codice doganale (Dac). È la strategia che potrebbe prendere forma in una circolare dell’agenzia delle Dogane in via di preparazione. Ma non è l’unica novità in arrivo. Perché è atteso anche un documento congiunto tra Entrate e Dogane, che rappresenta una sorta di finalizzazione del gruppo di lavoro sul transfer pricing e potrebbe anche offrire degli spunti per un possibile utilizzo della documentazione sul transfer pricing, prevista per le imposte dirette, anche in campo doganale. Sono gli spunti emersi nel confronto con i professionisti organizzato ieri presso l’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Odcec) di Roma alla presenza anche di rappresentanti delle Entrate, delle Dogane, di Assonime e degli esperti del settore.
Ormai sembra in dirittura d’arrivo il documento di prassi che dovrebbe definire e consentire di utilizzare una sorta di ruling «comunitario». Uno strumento per dare certezza e chiarezza alle imprese che operano con collegate o controllate estere. Il meccanismo dovrebbe essere quello di arrivare a un accordo preventivo che consenta di concordare il valore di transazione doganale. Si punta sostanzialmente a riconoscere a livello doganale la correttezza del valore di tranfer pricing applicato a livello mondiale dal gruppo multinazionale che presenta le merci in dogana.
Oltre questo potrebbero aprirsi altri margini offerti dalle disposizioni di applicazione del codice doganale. L’articolo 156-bis consente, infatti, di sfruttare l’opportunità della forfettizzazione dei valori, sempre da concordare preventivamente con l’autorità doganale. Si pensi ai casi in cui ci siano elementi da aggiungere al valore di vendita del bene come, tra gli altri, i brevetti, leroyalties, il know how. Naturalmente tutto questo comporterebbe un forte investimento sulla compliance di modo che l’operatore giunga in dogana con gli elementi che ha a disposizione per dimostrare che il prezzo non è stato influenzato dal legame tra le parti. Una chance potenzialmente in grado di consentire di limitare i casi di contestazione.
Ma il fronte transfer pricing non si esaurisce in dogana. Nei mesi scorsi è stato portato avanti un gruppo di lavoro tra le due Agenzie fiscali interessate per individuare punti di contatto e differenze sulle procedure di controllo, tempistiche e modalità operative.
Un approfondimento che potrebbe condurre anche a un documento condiviso. Sul tavolo c’è anche la questione degli «oneri documentali» il regime in base al quale si dichiara in Unico di possedere la documentazione necessaria da esibire in caso di avvio di una successiva verifica. Qui la questione di fondo è quanto possa essere utilizzabile anche sul fronte delle Dogane e su questo si attende qualche sviluppo.
Il tutto senza dimenticare l’attuazione della delega fiscale. Lo schema di decreto legislativo sull’internazionalizzazione, ora all’esame delle commissioni parlamentari per i pareri, ridisciplina il ruling anche sotto il fronte dei prezzi di trasferimento. L’obiettivo resta quello di arrivare a una maggiore condivisione nelle procedure tra amministrazione e imprese per evitare anche i contenziosi. A tal proposito va ricordato anche il contributo fornito da Assonime alla discussione con il recente rapporto sul transfer pricing che individua otto linee di azione da proporre all’amministrazione finanziaria per un approccio di reciproca cooperazione nella gestione del rischio in questo ambito.

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