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Transfer price in Dogana da documentare

La Dogana incentiva gli operatori al ruling preventivo per veder riconosciuto il prezzo di trasferimento praticato dalle aziende multinazionali nell’ambito degli scambi cross-border. È questo infatti lo strumento scelto dal tavolo congiunto tra Dogane ed Entrate, formalizzato con la circolare 16/D/2015, la quale, con la procedura di ruling, offre alle aziende la possibilità di superare eventuali criticità derivanti dall’adozione di particolari politiche di transfer pricing che non tengano conto dei profili di impatto doganale (si veda «Il Sole24 Ore» del 10 novembre).
In linea con la prassi sviluppata a livello mondiale anche in ambito Wco, l’agenzia delle Dogane ha infatti deciso di allinearsi al generale sistema di riconoscimento dei valori di transfer pricing anche nelle operazioni di importazione e di esportazione, tentando di ridurre al minimo le ipotesi di contrasto tra i diversi sistemi di valutazione e fissazione dei prezzi.
Non sempre, infatti, i criteri di fissazione del prezzo stabiliti ai fini del transfer pricing incontrano i principi doganali vigenti in materia di valorizzazione delle merci e questo sistema a doppio binario rappresenta un potenziale di rischio, di assoluto rilievo ai fini della determinazione del reddito di impresa e, al contempo, ai fini dell’applicazione della fiscalità di confine.
La chiave per la riconciliazione dei due parametri adottata dalla dogana nazionale sta nella validazione della documentazione transfer pricing quale prova della correttezza del prezzo presentato in dogana, accettabile in quanto non influenzato dal legame esistente tra le parti della compravendita e, dunque, arm’s lenght.
La circolare 16/D/15 prevede ipotesi di gestione differenziata per le operazioni di importazione (che impone la forfetizzazione dei valori ex articolo 156bis Dac) e per quelle di esportazione (che invece ricorrono alla complessa procedura di dichiarazione incompleta ex articolo 254 Dac), ma regola la procedura di ruling preventivo, a mezzo della quale le imprese multinazionali possono veder validate le proprie politiche di transfer pricing anche ai fini doganali. Nel dettaglio, è infatti allegato alla circolare un formulario da presentare alle Dogane per fornire tutte le informazioni e la documentazione necessaria per veder riconosciuta la propria strategia di fissazione dei prezzi di trasferimento. L’ufficio deve ricevere l’istanza in cui, oltre agli elementi identificativi del richiedente, sono tra l’altro indicati, con precisione, i prodotti oggetto dell’istanza, le caratteristiche del gruppo e dei relativi flussi operativi, i contratti intercompany e quelli con altri fornitori, il master file o la documentazione nazionale predisposta ai fini del transfer pricing. In effetti, si tratta di un’apertura a un canale di doppio dialogo che coinvolge, da un lato, le Entrate, e ora, dall’altro, le Dogane, anche se forse determinati oneri o pratiche avrebbero potuto essere gestite in maniera congiunta, vista la mole di dati richiesta.
È comunque interessante notare un ulteriore elemento, apparentemente in secondo piano nella circolare 16/D/15. La concessione del ruling da parte dell’ufficio, infatti, è resa entro 120 giorni nell’ambito dell’interpello tipico doganale, una procedura speciale avente la propria base giuridica nelle decisioni previste nell’articolo 6 del Codice doganale comunitario (Cdc). Ebbene, si riscontra il carattere di rilievo comunitario della risposta dell’autorità nazionale, in quanto è vero che, a mente dell’articolo 250 Cdc, se un regime doganale è utilizzato in vari Stati membri, le decisioni o i documenti rilasciati dall’autorità doganale di uno Stato membro, hanno, negli altri Stati membri, gli stessi effetti giuridici delle decisioni e dei documenti rilasciati dall’autorità doganale di ciascuno di questi.
Altro problema rimane quello degli aggiustamenti dei prezzi operati retroattivamente, durante o a fine anno (i transfer pricing adjustments). In questi casi viene introdotta una procedura piuttosto complessa, a un primo esame troppo farraginosa, in quanto per la dogana non è possibile rettificare con un unico movimento di revisione, a consuntivo, i valori a credito o a debito. Per gli adjustments si adotta una gestione continua dell’autorizzazione prevista dall’articolo 156bis Dac, che diventa una sorta di provvedimento elastico, in grado di monitorare e modificare i valori doganali, in raccordo con quelli di transfer pricing. In questi casi la procedura adottata appare ancora difficoltosa, presentandosi con profili non estremamente chiari e che avranno necessaria implementazione dalla prima prassi operativa.
In definitiva, comunque, l’apertura della Dogana si presenta come novità cruciale in materia di prezzi di trasferimento e il confronto anche con i profili doganali appare ormai ineludibile per i player internazionali.

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