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Transazioni, Iva caso per caso

L’accordo transattivo non può inventare un’operazione imponibile a Iva se manca un servizio consumabile. La semplice rinuncia alla prosecuzione della lite, dietro pagamento di una somma di denaro, non costituisce, di per sé, una prestazione di servizi onerosa dipendente da obbligazione di non fare. Altrimenti anche un indennizzo per risarcimento del danno, pacificamente estraneo alla sfera del tributo, diverrebbe il corrispettivo di una prestazione quando erogato nell’ambito della composizione transattiva della questione. Emerge dalla circolare Assonime n. 26 del 9 settembre 2021, che critica le conclusioni espresse dall’agenzia delle entrate, con le più recenti risposte ad interpello, in merito al trattamento Iva degli accordi transattivi. L’associazione mostra così di condividere i rilievi alla risposta ad interpello n. 145/2021 formulati su ItaliaOggi del 4 marzo scorso, ove si è osservato, alla luce della giurisprudenza unionale, fatta propria dalla cassazione con la sentenza 18764 del 2014, che la natura meramente risarcitoria del pagamento di una somma di denaro non può mutare allorché tale pagamento, anziché conseguire ad una sentenza del giudice, sia stato pattuito con una «transazione novativa». Quella sentenza, accogliendo peraltro la tesi dell’ufficio dell’agenzia, aveva infatti statuito che «la pattuizione di un impegno negativo è ritenuta non imponibile perché l’applicazione dell’imposta in queste ipotesi normalmente si discosta dal paradigma di quella che è concepita come un’imposta generale sul consumo e dal meccanismo del suo funzionamento concreto. Non è sufficiente, secondo i giudici europei, l’assunzione di un’obbligazione dietro corrispettivo, ma è necessario che l’obbligazione comporti un consumo». Il differente orientamento recentemente maturato dall’agenzia prende le mosse dalla rilettura della giurisprudenza della Corte di giustizia operata dalla Cassazione con la sentenza n. 23668 del 2018, che, in dissenso con la precedente pronuncia, ha affermato che la rinuncia al credito e l’impegno a estinguere la lite configurano «obbligazioni rispettivamente, di non fare e di fare e che trovano corrispettivo nella rinuncia e nell’impegno corrispondenti assunti dalla controparte», rilevanti quindi ai fini Iva come prestazioni di servizi verso corrispettivo. Assonime ricorda però che con ordinanza n. 20316 del 15 luglio 2021 la Corte suprema «ha negato che le somme erogate a fronte di una transazione possano essere ricondotte comunque all’assunzione di obblighi di fare o non fare». Sebbene quest’ultima pronuncia non riguardi l’Iva, bensì la configurabilità di redditi imponibili ai sensi dell’art. 67, comma 1, lett. l) del Tuir, secondo Assonime essa «enuncia un principio di carattere generale che (…) non può non valere anche per la soluzione del problema della rilevanza ai fini dell’Iva delle somme riconosciute in sede di transazione». In definitiva, per stabilire la rilevanza o meno degli accordi transattivi agli effetti dell’Iva, occorre una valutazione caso per caso della singola fattispecie concreta, come pure ammette, in tesi generale, la stessa agenzia. Ad esempio, osserva Assonime, «se insorge una lite avente a oggetto una determinata operazione soggetta ad Iva, nella quale il cedente o prestatore lamenta il mancato pagamento del corrispettivo e il cessionario o committente la mancata o irregolare consegna del bene o prestazione del servizio e l’accordo prevede il pagamento solo parziale del corrispettivo, l’effetto dell’accordo stesso ai fini dell’Iva sarà quello di permettere una variazione in diminuzione ai sensi dell’artt. 26 del dpr 633/72, configurandosi una riduzione dell’imponibile». Qualora invece la transazione sia intessa «a dirimere una lite avente a oggetto una richiesta di risarcimento danni e l’accordo prevede il pagamento solo di una parte della somma richiesta a titolo risarcitorio, la somma riconosciuta sarebbe comunque riconducibile al risarcimento e, come tale, non dovrebbe avere rilevanza agli effetti dell’Iva». Qualora, poi, «la somma che l’accordo riconosce a favore di una delle parti non sia riconducibile a un titolo giuridico preesistente poiché i rapporti in discussione rivestono particolare complessità e la somma dovuta riflette un complesso di obblighi e diritti modificati o estinti per effetto dell’accordo…, la valutazione è evidentemente più delicata e si dovrebbe analizzare caso per caso se la somma in questione è il corrispettivo di una prestazione o, invece una mera cessione di denaro».

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