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Trani indaga anche su S&P’s

di Mara Monti e Vincenzo Rutigliano

Dopo Moody's, la procura di Trani accende i riflettori anche su Standard & Poor's, coinvolgendo l'agenzia internazionale di rating in un'inchiesta, in corso da mesi, in cui si ipotizza che le turbolenze dei mercati finanziari, verificatesi in 3 occasioni, abbiano avuto relazione con i giudizi negativi dati dalle due agenzie sull'affidabilità del sistema bancario e sul debito pubblico italiano.

Nell'inchiesta – in pratica due procedimenti paralleli in cui la procura tranese ipotizza i reati di aggiotaggio, manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate – sono indagati tre analisti di S&P's e uno di Moody's, oltre i responsabili legali per l'Italia delle due agenzie. Insieme ai reati ipotizzati e alle persone indagate, i vertici della procura hanno anche reso noto che in queste settimane uomini della Guardia di Finanza di Bari hanno acquisito, negli uffici della Consob di Roma, gli atti relativi alle procedure di registrazione di Moody's e Standard & Poor's, oltre a documentazione presente nelle sedi milanesi delle due agenzie. Questa acquisizione documentale potrebbe avere conseguenze particolari: gli atti della Consob sono infatti in originale, il che potrebbe comportare l'inevitabile effetto di bloccare le procedure di registrazione delle due agenzie che preludono alla successiva autorizzazione comunitaria da parte dell'Esma (l'agenzia Europea per la sicurezza del mercato finanziario). Se ne dedurrebbe un difetto di titolarità delle due agenzie ad esprimere i rating perché ancora non conformi con la normativa Ue. Questo secondo quanto sostiene la procura, ma secondo altre intepretazioni (l'art 40 del regolamento comunitario di attuazione n.1060/2009) le agenzie di rating già operanti possono esprimere giudizi salvo in caso di rifiuto della registrazione da parte delle autorità competenti, in questo caso l'Esma.

Quanto alle accuse, per S&P il contenuto non è diverso da quello di Moody's. In entrambi i casi sono sotto accusa, infatti, i report espressi a mercati aperti: per Moody's quello del 6 maggio 2010, quando affermava «sulla base di giudizi infondati e imprudenti» secondo la Procura, che il sistema bancario italiano, in seguito al tracollo della Grecia, era tra quelli a rischio; per Standard & Poors, i comunicati sono quelli del 20 e 23 maggio e del primo luglio scorso: in questo caso l'oggetto sono i conti pubblici italiani.

Pure questo secondo procedimento è stato avviato sulla base di denunce di Adusdef e di Federconsumatori per i giudizi espressi sul sistema italiano nelle tre differenti date. Il primo luglio, Standard & Poor's ha espresso giudizi negativi sulla manovra finanziaria «quando il mercato era ancora aperto – ha sottolineato il titolare della Procura, Carlo Maria Capristo, nel corso di una conferenza stampa – prima ancora che esistesse un testo definitivo della manovra e venisse presentato al Consiglio dei ministri, provocando l'immediata reazione del ministro dell'Economia che ha diffuso un comunicato dicendo che quella valutazione non era veritiera». Valutazione ha aggiunto Capristo che «malgrado le precisazioni del ministro ha determinato la svendita dei titoli del mercato bancario e di quelli pubblici». Analogamente il 20 ed il 23 maggio con altri due report e giudizi negativi sul debito pubblico italiano. Il procuratore ha quindi precisato che in quella circostanza «Standard & Poor's ha cambiato l'outlook sul debito pubblico».

Nel corso delle indagini, dirette dal Pm di Trani Michele Ruggiero, la Procura ha anche ascoltato esponenti delle istituzioni italiane, tra cui l'ex premier Romano Prodi, il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, e il ministro Tremonti, e si avvale della consulenza di economisti.

Sull'indagine e i risultati illustrati ieri il presidente dell'Adusdef, il giudizio di Elio Lannutti (Idv) è stato netto. «Finalmente è emerso e si è presa coscienza – ha detto durante l'incontro con i giornalisti tenuto col procuratore Capristo – del fatto che le «tre sorelle», Standard & Poor's, Moody's e Fitch sono un pericolo vagante per la sovranità degli Stati in materia economica e finanziaria e che emettono report a orologeria, visto che fra i loro soci ci sono le banche più importanti e potenti al mondo, la Credit Union, la Ing e altre». Di qui la sua proposta alla Consob di vietare vendite allo scoperto per ostacolare «le speculazioni e i meccanismi che le possano favorire».

Altro capitolo l'attività della Consob: il Pm Ruggiero ha raccolto, infatti, nella sede romana della Commissione, dati ed informazioni utili soprattutto a capire come l'autorità di Borsa si fosse mossa (o non mossa o mossa in parte) con le agenzie di rating dopo la diffusione dei report. Un capitolo, questo, che potrebbe riservare altri sviluppi.

Immediata al reazione di S&P's: «L'indagine – è scritto in una nota – si ritiene non abbia alcun fondamento. Difenderemo strenuamente il nostro operato, la nostra reputazione e quella dei nostri analisti».

Non è la prima volta che S&P's si trova a dovere affrontare contenziosi legali: lo scorso primo luglio, il Tribunale di Milano ha parzialmente accolto le richieste della Parmalat, condannando l'agenzia di rating alla restituzione dei corrispettivi percepiti per il rating "investment grade", attribuito al gruppo dal novembre 2000 fino a poco prima del dissesto nel 2003 per 784mila euro. Una vicenda su cui alla procura di Parma è aperto da anni un fascicolo che i magistrati sarebbero propensi ad archiviare.

 

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