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Traino estero sul turismo in Italia

di Marika Gervasio

Dopo un 2009 da dimenticare e un 2010 che non ha lasciato grandi speranze di recupero agli operatori del settore, quest'anno per il turismo si prospetta ancora una leggera sofferenza con cali di fatturato (-1,5%) e presenze (-5%) a fronte però di un incremento dei prezzi degli alberghi tra il 3 e il 5%. Le previsioni – alla vigilia della Bit, la Borsa internazionale del turismo che apre oggi a Fieramilano – arrivano da Aureliano Bonini, presidente di Trademark Italia. «Non siamo ancora fuori dal tunnel – spiega Bonini – e per una ripresa si dovrà aspettare il 2012. L'incertezza economica e occupazionale pesa sul turismo e a risentire di più quest'anno saranno le regioni del sud. Il calo del giro d'affari del settore è dovuto soprattutto al risparmio sulle spese extra-alberghiere visto che la flessione delle presenze in albergo sarà compensata dall'incremento dei prezzi dei soggiorni».

Se caleranno i pernottamenti, gli arrivi si manterranno sui livelli del 2010, anno che si è chiuso con un fatturato di circa 150 miliardi di euro (pari al 12% circa del Pil), compreso l'indotto, con 2,4 milioni di addetti (pari al 10% circa della forza lavoro italiana), di cui l'80% viene impiegato nelle aziende ricettive, secondo i dati che saranno presentati da Trademark Italia domani durante la serata di gala per il premio Excellent – ideato da Mario Mancini, presidente della casa editrice Communication Agency, e promosso dal magazine Master Meeting – dedicato a chi ha contribuito a rilanciare il prodotto Italia nel mondo.

I dati Istat sul 2010 non sono rosei: rispetto al 2009 si registra una diminuzione del numero di viaggi (-12,4%) e del numero di pernottamenti (-7,8%). In particolare i viaggi per vacanza, che pesano per l'87,4% sul totale, mostrano una flessione (-11,4%) dovuta alla consistente diminuzione delle vacanze brevi (-18,7%), confermando la dinamica già segnalata nel 2009. Si riducono del 13,4% gli spostamenti interni, che rappresentano l'81,7% del complesso dei viaggi, mentre gli spostamenti verso l'estero sono stabili.

Tuttavia, secondo le rilevazioni Isnart-Unioncamere – che saranno presentate oggi alla Bit – per il primo quadrimestre del 2011 cresce del +14,1% la quota di italiani che andranno certamente in vacanza entro aprile. Tra certi e indecisi, i probabili vacanzieri dei primi quattro mesi del 2011 (circa un quarto della popolazione), sceglieranno prevalentemente destinazioni italiane (57,6%).

«Il 2011 sarà un anno di convalescenza dopo la profonda malattia che ha interessato il settore – afferma Bernabò Bocca, presidente di Confturismo –. Ci fanno ben sperare gli aumenti previsti di turisti stranieri, soprattutto da Stati Uniti, Brasile, Russia e Cina, mentre gli italiani restano un'incognita. Gennaio e febbraio non sono andati bene, speriamo di recuperare da Pasqua. Nel 2011 gli operatori del settore dovranno affrontare diverse criticità dalla carenza di infrastrutture come i collegamenti con i paesi emergenti al rilascio dei visti, un processo ancora troppo lungo e complicato, fino alla tassa di soggiorno, senza dimenticare le varie tasse che pesano sulle aziende. Per questo abbiamo proposto al governo, vista l'impossibilità di abbassare l'Iva, almeno di lasciare un punto percentuale, sul 10% totale, ai Comuni, per evitare che i turisti paghino la tassa di soggiorno».

Sul fronte del mercato estero, secondo l'Isnart, nel 2011 si registrerà il recupero definitivo del turismo internazionale organizzato verso le destinazioni italiane: a fronte di un 55% di tour operator europei che prevede una stabilità dei flussi, il 36,3% crede in un incremento. Bene anche, fuori dalla Ue, India (il 76,9% di operatori indicano la ripresa ed il 23,1% flussi stabili), Giappone e Australia (70% e 30%), Stati Uniti (67% e 31%).

«Per il 2011 i tour operator sono moderatamente ottimisti – commenta Flavia Coccia, direttore operativo dell'Isnart – ma le aziende si dovranno adeguare ai cambiamenti altrimenti rischiano di restare indietro e di perdere anche l'occasione della difficoltà in cui si trovano paesi come l'Egitto e la Tunisia, nostri grandi concorrenti. Bisogna ripensare l'offerta puntando su nicchie di mercato anche per destagionalizzare, che è un fattore molto importante su cui si gioca la ripresa».
 

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