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Traffico d’influenze, pena leggera

Dopo la Legge Severino la mediazione esercitata nei confronti di funzionari pubblici da chi fa credere di poterne influenzare la condotta è sanzionata in maniera più lieve. È sulla base di questa lettura della successione di norme nel tempo, dal millantato credito al traffico di influenze, che la Corte di cassazione, sentenza n. 51688 della sesta sezione penale, depositata ieri, ha disposto la scarcerazione di Marco Milanese. L’ex collaboratore di Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, era stato colpito da ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di corruzione per avere accettato, secondo l’accusa, 500mila euro da Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, per influire sullo stanziamento di finanziamenti statali per i lavori del Mose.
Innanzitutto la sentenza esclude che la condotta, come delineata dall’ordinanza del tribunale di Milano, possa essere qualificata come corruzione. Milanese viene identificato come «consigliere politico» del ministro Tremonti, quando questa figura non è prevista nell’ordinamento giuridico, non ricopre cioè un incarico istituzionale, quanto piuttosto riveste un ruolo particolare di collaborazione con il ministro. Inoltre Milanese nell’esercitare pressioni, quanto al quadro accusatorio, sui funzionari ministeriali perchè aderissero alle richieste di finanziamento del Consorzio Venezia Nuova non esercitava, per la Cassazione, le prerogative legate al ruolo di «consigliere politico» «ma piuttosto coglieva l’occasione, offertagli dal possesso di quel titolo prestigioso che gli consentiva l’accesso quotodiano alla sede del ministero, per avvicinare in funzionari che ivi operavano».
Così ricostruita la condotta, la Cassazione osserva che certo non è stato messo in gioco l’esercizio di funzioni pubbliche. Allora, constatato che il denaro versato non è andato a retribuire il compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio, ma a compensare l’attività di mediazione di Milanese, il comportamento ha rilevanza penale sotto il profilo del millantato credito che comprende anche l’ipotesi che la vantata vicinanza con il pubblico ufficiale sia effettiva.
In ogni caso, sottolinea ancora la Corte, ora il punto di riferimento è rappresentato dal nuovo reato, introdotto dalla Legge Severino, la n. 190 del 2012, di traffico di influenze illecite, che fissa come presupposto del ricevimento del denaro chiesto come prezzo della mediazione o come retribuzione per il pubblico ufficiale «lo sfruttamento delle relazioni esistenti» con quest’ultimo. Così, sulla base del nuovo articolo 346 bis del Codice penale, autore del reato non è più chi millanta influenze (non importa se vere o false), ma solo chi sfrutta influenze effettivamente esistenti.
Si è venuto pertanto a realizzare un classico fenomeno di successione di leggi nel tempo nel quale il traffico di influenze, peraltro, ricorda la Cassazione, è punito con una pena inferiore rispetto al precedente millantato credito. Per quest’ultimo è infatti prevista una detenzione da 1 a 5 anni, mentre il “traffico” è sanzionato con pena da 1 a 3 anni e quanto agli effetti sulla disciplina cautelare impedisce l’applicazione di qualsiasi misura coercitiva. «Col risultato paradossale – ammette la Cassazione – che una riforma presentata all’insegna del rafforzamento della repressione dei reati contro la pubblica amministrazione ha prodotto almeno in questo caso, l’esito contrario».

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