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Trading vietato alle grandi banche

Tornato dalla pausa di fine anno, l’establishment bruxellese deve ora rimettere mano al gravoso dossier bancario. Parlamento e Consiglio inizieranno domani le trattative sul meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie. Entro gennaio è prevista poi la presentazione di una proposta di riforma del sistema creditizio per rafforzare il settore dopo la crisi finanziaria. Le ultime indicazioni lasciano prevedere il divieto per le banche più grandi di effettuare operazioni per proprio conto.
Su questo fronte, se confermata dalla versione finale, la bozza di progetto comunitario su cui sta lavorando il commissario al Mercato interno Michel Barnier non imporrà una separazione obbligatoria tra le due principali attività bancarie (investimenti e depositi), come fu deciso negli Stati Uniti sulla scia del ’29 con la riforma Glass-Steagall. L’uomo politico francese deve trovare un compromesso tra le diverse sensibilità nazionali (tanto che già sono emerse le prime accuse di debolezza).
Tuttavia, secondo un esponente comunitario, il progetto legislativo dovrebbe comunque prevedere il divieto per le banche più grandi di effettuare contrattazioni speculative per proprio conto (proprietary trading, secondo l’espressione inglese). «La regola, se confermata, si applicherebbe alle 30 banche europee più importanti», spiegava ieri un responsabile europeo. La riforma prenderà spunto da un rapporto presentato nel 2012 dall’ex banchiere centrale finlandese Erkki Liikanen.
«Contrattazioni specificatamente dedicate a prendere posizioni per generare profitti a proprio vantaggio, senza alcun legame con l’attività dei propri clienti o con il tentativo di compensare i rischi dell’istituto, saranno proibite», si legge nel documento. Più in generale, le autorità nazionali potranno imporre di convogliare in entità separate contrattazioni ritenute troppo rischiose. La portavoce di Barnier, Chantal Hughes, ha voluto precisare che la bozza di riforma è ancora in discussione.
L’obiettivo è di limitare il raggio d’azione di istituti di credito che nel recente passato hanno tralasciato l’attività di deposito per privilegiare le contrattazioni sui mercati, assai più pericolose, sulla scia tra le altre cose dell’abolizione negli Stati Uniti della riforma Glass-Steagall alla fine degli anni 90. Commentava ieri il responsabile europeo: «Il pacchetto europeo sarà vicino alla recente riforma americana Volcker», che prevede il divieto per le banche di effettuare operazioni speculative per proprio conto.
Nel lavorare alla riforma creditizia, Barnier deve fare i conti con una influente lobby bancaria, contraria a qualsiasi misura restrittiva. Peraltro, la Germania e la Francia hanno già presentato le proprie riforme, evitando separazioni nette tra depositi e investimenti. Alcuni deputati europei hanno criticato la bozza, pubblicata ieri dal Financial Times: «Questa proposta è troppo burocratica e non garantisce standard uguali per tutti i concorrenti», ha avvertito l’ecologista tedesco Sven Giegold.
Nel frattempo, Parlamento e Consiglio inizieranno domani le difficili trattative sul futuro meccanismo di gestione delle crisi bancarie. I 28 hanno trovato un accordo in dicembre, che ora dovrà negoziato con l’assemblea (si veda Il Sole 24 Ore del 20 dicembre). L’obiettivo è di trovare un’intesa prima della fine della legislatura. Il meccanismo prevede scelte a maggioranza sull’eventuale chiusura di una banca e la graduale mutualizzazione delle risorse finanziarie nel caso di ristrutturazione.
Le trattative si presentano difficili anche perché i paesi hanno deciso di creare un fondo di risoluzione, da associare al meccanismo unico, utilizzando lo strumento del trattato intergovernativo.
Il Parlamento si è sentito esautorato, e ha promesso di dare battaglia. L’obiettivo è di trovare un accordo entro la fine della legislatura, in aprile. Un altro tassello dell’unione bancaria, vale a dire il trasferimento della vigilanza creditizia alla Banca centrale europea, dovrebbe entrare in vigore il 4 novembre.

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