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Trading addio, la scommessa è nelle Pmi

FRANCOFORTE

«Siamo una banca globale, tedesca ed europea. Siamo una banca pro-Europa, per un’Europa più unita per competere con Usa e Asia. Le Pmi italiane nostre clienti sono importanti tanto quanto le Pmi tedesche: in Italia e in Spagna siamo molto forti nel retail e private banking e continueremo a crescere». Così Christian Sewing, ad di Deutsche bank, ha riaffermato a più riprese ieri il perno sul quale fa leva la più importante ristrutturazione della banca negli ultimi venti anni: il cliente. Attraverso la centralità del cliente, sta prendendo forma la “nuova” DB su cosa sa fare meglio, dopo essere uscita dall’equity: trading e origination di bond (nel 2019 ha collocato 20 miliardi di Green Bonds, il 10% del mercato) forex, servizi di pagamento, private e retail banking , con assets under management aumentati di 25 miliardi e +7% dei ricavi nel 2019.

La nuova DB globale continuerà a puntare sugli Usa, perchè il business americano «è fondamentale», conta ora per il 20% dei ricavi, ha detto ieri la ceo per le Americhe Christiana Riley: rendimenti e tassi più alti negli Usa generano profitti maggiori.

La nuova DB porterà avanti un draconiano piano di riduzione dei costi, scesi a 21,5 miliardi nel 2019 dai 23,9 miliardi del 2017 e con l’obiettivo a quota 17 miliardi nel 2022. Mantenendo tuttavia stabili gli investimenti in digitalizzazione e tecnologie, I.T. e intelligenza artificiale, essenziali per soddisfare il cliente, come ha sottolineato il genovese Fabrizio Campelli, da novembre 2019 chief transformation officer e responsabile di Risorse Umane. La nuova DB sarà più snella, con una drastica riduzione del personale: dai 97.500 del 2017 agli 87.597 di fine 2019 (-4.100 l’anno scorso) e con un target 2022 più basso. E il taglio continuerà per le filiali diminuite già da 2.425 del 2017 a 1.931 nel 2019.

Quel che invece la DB non intende far scendere è il CET1 che nel corso di tutta la ristrutturazione resterà – questa la promessa – ben alla larga dalla soglia d’allarme del MDA (maximum distributable amount che fa scattare i limiti su dividendi e bonus). Il 2019 ha chiuso con un CET1 al 13,6% , lontano dal requisito minimo dell’11,59%: nonostante le elevate perdite, la riduzione dei rischi (leverage e RWA) attraverso il veicolo Cru e la core bank ha liberato capitale. Inoltre DB nel corso del 2019 ha ottenuto una riduzione dei requisiti addizionali come banca di rilevanza sistemica globale, passando dal 2% all’1,5%. E dal primo gennaio 2020 la Bce ha ridotto il requisito di capitale dall’11,84% all’11,59% (MDA), tagliando il requisito di secondo pilastro (P2R) dal 2,75% al 2,50% a fonte della riduzione dei rischi. Il piano di ristrutturazione prevede, nel peggiore dei casi, un calo del CET1 al massimo al 12,5% e solo in via temporanea. Il fatto che Bce/Ssm tolleri questo “cuscinetto” va a conferma della credibilità e sostenibilità della trasformazione che mira a rafforzare la banca, riducendo i rischi e aumentando in prospettiva la redditività: nel contesto difficile dei tassi negativi (che pesano negativamente sui conti di DB per 240 milioni l’anno recuperati con 100 milioni grazie al tiering).

«Nemmeno una volta a Davos, nel corso di 25 meeting con i nostri clienti, ci sono stati chiesti chiarimenti sulla nostra strategia», ha detto Sewing con soddisfazione nel corso della conferenza stampa. I clienti, questo il messaggio, stanno dando fiducia alla banca. E così ieri i mercati, la Borsa: ma il target di un ROTE all’8% nel 2022 è ancora lontano e resta da vedere come andrà il 2020, se i profitti arriveranno non solo ante-poste ed esclusi accantonamenti e costi del piano di trasformazione.

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