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Tra le offerte di lavoro un po’ di luce a Nord-Est

Da un lato, la disoccupazione ai massimi storici. Dall’altro, qualche timido segnale di ripresa. Da un altro lato ancora, posti che restano vuoti. Dopo l’ennesimo campanello d’allarme suonato dall’Istat venerdì scorso (il tasso di senza lavoro a luglio è balzato al 12,6%) e malgrado la difficoltà di reperimento sia in calo – quest’anno interessa il 10% delle assunzioni preventivate nell’industria e nei servizi, in base alle previsioni delle imprese per tutto il 2014 contenute nella banca dati Excelsior di Unioncamere -, non si azzera del tutto il mismatch tra domanda e offerta per diversi profili. Tra quelli più qualificati, restano “introvabili” circa 2mila analisti e progettisti di software su 5.500, 1.700 tecnici delle vendite e della distribuzione su 8mila, mille programmatori su 3.400. Carente formazione o modesta esperienza accompagnano la difficile richiesta, invece, di manodopera, in cui spiccano le “assenze” di attrezzisti di macchine utensili e di meccanici e montatori industriali. In tutto, le “primule rosse” sono oltre 45mila tra i non stagionali.
E anche se il confronto con le uscite dal mercato del lavoro resta negativo (considerando anche l’agricoltura, a 1,4 milioni di entrate si contrappongono 1,5 milioni di uscite), timidi spiragli di luce sull’autunno che verrà riguardano le assunzioni di operai specializzati, conduttori d’impianti, addetti alle vendite, ingegneri, soprattutto nelle regioni del Nord-Est.
È la sintesi della classifica del Sole 24 Ore che ha messo sotto la lente le previsioni di assunzione delle imprese. Quelle non stagionali, sulla carta, sono indicate in 386mila: rispetto all’anno scorso i segnali più positivi arrivano da alcune regioni del Nord-Est. In particolare, sembra rialzare la testa il Veneto, duramente colpito dalla crisi economica di questi anni. In quest’area nel 2014 sono programmate oltre 62mila assunzioni: 39mila non stagionali e nel 21% dei casi a tempo indeterminato. Le new entry dovrebbero aumentare del 12% rispetto al 2013, anno in cui si è toccato il fondo. Un aumento che è in linea con la media del Nord-Est (+13%, con la miglior performance nel Trentino-Alto Adige, +19%) ed è superiore a quella nazionale (+9%).
«Il contesto economico resta fortemente critico – commenta Claudio Gagliardi, segretario generale di Unioncamere – ma, tra mille cautele, le imprese intensificano gli investimenti sul capitale umano, perché è la chiave principale per innovare e competere in qualità. Perciò aumentano le aziende che assumeranno, a cominciare da quelle più orientate ai mercati esteri. Questo spiega in parte i segnali positivi che si registrano nel Nord-Est del Paese. E poi, sebbene il saldo resti negativo, tornano a crescere le entrate programmate».
Restringendo l’obiettivo sul territorio, nelle prime posizioni – in base al valore assoluto di assunzioni non stagionali – dopo le metropoli Milano, Roma, Torino, Napoli, troviamo quasi tutte le province venete, a partire da Verona (al settimo posto), Venezia (11ª), Padova (12ª) e Vicenza (13ª). A Padova, in particolare, si registra uno dei trend migliori rispetto al 2013 (+20%) e le imprese segnalano difficoltà nel settore chimico, farmaceutico e della plastica, dove circa un quarto dei profili è arduo da trovare. Difficoltà abbastanza marcate (superiori al 20%) sono attese anche nelle costruzioni, nelle industrie del legno, in quelle elettriche e nell’Ict.
Nelle ultime posizioni della classifica provinciale troviamo molte città del Sud – Enna, Vibo Valentia, Oristano e Isernia -, ma anche le “settentrionali” Vercelli e Gorizia registrano meno di mille assunzioni non stagionali programmate. E mettendo sotto la lente le variazioni annue, risultano in perdita diverse province del Nord tra cui le lombarde Brescia (che pur resta sesta come numero assoluto di assunzioni), Bergamo, Lecco, Varese e Pavia. Tra il 2013 e il 2014 – osservano da Unioncamere – in particolare l’area bresciana risulta in controtendenza rispetto alla Lombardia, dove il numero di assunzioni è in aumento (+6% in generale e +1% quelle non stagionali).
Al Sud, invece, spiragli di ripresa a Messina (+39% di assunzioni programmate) grazie all’aumento dei posti stabili (dal 20 al 27%), mentre sono diminuiti quelli a termine e i contratti atipici (-5%). Il “tasso di assunzione” è passato dal 6,5% del 2013 all’8%, percentuale superiore sia alla media regionale che a quella nazionale.
«Le imprese chiedono personale con un certo livello di esperienza – conclude Gagliardi -, anche nel caso dei giovani: per questo è urgente ridurre il gap tra scuola e lavoro, sull’esempio del modello duale tedesco (si veda anche a pagina 7, ndr). Il governo italiano, nel 2012, ha sottoscritto un accordo con Berlino per promuovere anche da noi quel modello e tra Unioncamere e l’associazione delle Camere tedesche esiste un protocollo d’intesa su questi temi. È il momento perché quei semi diano frutto».

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