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Toyota richiama 6,4 milioni di auto ma lo scivolone può trasformarsi in un vantaggio

Richiamare 6,4 milioni di auto in tutto il mondo, come ha fatto ieri la Toyota, significa mandare in officina l’equivalente di due terzi della produzione annua del più grande costruttore di automobili al mondo. Un’operazione imponente ma non la più grande. A ottobre del 2012 lo stesso costruttore giapponese aveva richiamato 7,5 milioni di pezzi. Si tratta di iniziative estremamente costose perché naturalmente la riparazione delle parti difettose viene fatta gratuitamente. Perché dunque le case si sottopongono a questi giganteschi mea culpa pubblici?
Non è sempre stato così e, in parte, ancora non accade così in molta parte del mondo. Nella Vecchia Europa, ad esempio, i richiami in officina vengono effettuati, quando possibile, con minor clamore e maggiore discrezione. Si inviano a casa degli utenti le lettere di richiamo ma non è detto che le case annuncino il numero complessivo dei veicoli richiamati come invece avviene in Asia e soprattutto in America, dove le associazioni dei consumatori sono più forti. La sempre maggiore tendenza a rendere pubblici i mega-richiami nasce da due considerazioni. La prima è che, per paradossale che possa apparire, anche il richiamo può diventare una forma di pubblicità positiva. Un modo per dire: «Caro cliente, la casa automobilistica che hai scelto si preoccupa della tua sicurezza.
Passa mezz’ora dal meccanico e ti sistemiamo tutto. E’ gratis». La seconda considerazione è che ritardare i richiami delle auto difettose sperando di farla franca può costare molto caro, anche sul piano dell’immagine.
Ne sa qualcosa la Gm che in questi giorni deve difendersi dal sospetto di aver provocato la morte di 13 automobilisti in Usa per aver sottovalutato un difetto di costruzione. Una storia che sta danneggiando parecchio il secondo costruttore mondiale.
Tanto che i maligni vedono nel contemporaneo richiamo di Toyota, annunciato in pompa magna, un’abile mossa sul piano della comunicazione a danno del principale concorrente.
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