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Tour virtuali e big data, il mattone si fa digitale

Se si cerca una ragione per cui non è opportuno massacrare di imposte e di lacci e lacciuoli burocratici il mondo del mattone bastano due semplici cifre: nel nostro Paese ogni cinque euro di Pil quasi uno arriva dall’immobiliare. Il real estate ha un peso sull’economia del 19% se si considerano le costruzioni (4,2% del Pil), le attività di sviluppo immobiliare (2,9%) e i servizi di vendita, locazione e gestione dei beni (11,9%). E se il mondo delle costruzioni è per forza di cose job intensive (5,9% sul totale degli occupati, 1,7 punti in più rispetto alla quota del Pil) quello dei servizi con 195.500 addetti occupa l’1,4% della forza lavoro nazionale, è a forte valore aggiunto e ha ancora ampi margini di miglioramento: il fatturato per addetto è di 134 mila euro all’anno, a fronte dei 252 mila in Francia e 270 mila in Germania.

L’aumentoIl giro d’affari del mercato dei servizi nell’ultimo anno è aumentato di due miliardi di euro, toccando quota 41 miliardi. I dati sono contenuti nell’edizione 2019 del rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari realizzato da Scenari immobiliari e da questo abbiamo tratto le tabelle che presentiamo nella pagina. Aldilà dei numeri, lo studio evidenzia che il mondo del mattone non solo sta cambiando pelle grazie alla tecnologie ma anche che queste richiederanno nuove professionalità. Gli uffici destinati alle grandi aziende ad esempio oggi vengono affittati prima della costruzione degli edifici, anche su aree di grande valore (un caso recente è quello della torre Libeskind di CityLife); in sede di progettazione c’è bisogno delle professionalità necessarie non solo per ideare un edificio ad alte prestazioni energetiche, a ridotto impatto ambientale e che garantisca benessere a chi vi lavora ma anche della professionalità di chi sia in grado di far vedere tutto questo al potenziale inquilino con visite virtuali corredate di dati attendibili. Negli immobili commerciali servono figure in grado di gestire la transizione degli shopping center verso strutture adeguate al cambiamento del mercato, con più spazi dedicati al cibo e al tempo libero e meno negozi tradizionali: non si tratta solo di ridisegnare le superfici ma di ottimizzare il mix di offerta, perché ristoranti e cinema comunque possono sostenere affitti più bassi a metro quadro rispetto ad esempio a un negozio di abbigliamento. Il settore dei servizi che registrerà presumibilmente l’evoluzione più evidente è quello dell’intermediazione.

L’evoluzioneCerto, da qualche anno è impensabile per un’agenzia operare senza il web, ma ora l’irrompere del cosiddetto proptech (termine inglese nato dalla fusione di property e technology) promette, tramite i big data e la possibilità di valutare un immobile partendo dallo storico di transazioni comparabili, di compiere una rivoluzione analoga a quella portata dall’home banking sulle transazioni finanziarie. Per le agenzie è una sfida decisiva: o riescono a usare i dati (e ci vogliono le capacità per farlo) e fornire con la loro professionalità un valore aggiunto al cliente che giustifica la provvigione, o succederà come alle banche che continuano a ridurre filiali e personale. Con la differenza che le agenzie immobiliari non hanno né gli utili delle banche né gli ammortizzatori sociali.

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