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Tour europeo di Atene, Borse prudenti

Il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis è impegnato in questi giorni in un tour per le capitali europee per sondare il terreno su una possibile rinegoziazione del debito greco con i creditori internazionali. Un tour entrato nel vivo in questi giorni. Ieri era in programma la tappa di Francoforte, dove Varoufakis ha incontrato il presidente della Bce Mario Draghi. Oggi quella di Berlino, dove l’economista incontrerà Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze del principale Paese creditore (la Germania è esposta per per 60 miliardi verso la Grecia). 
L’incontro di oggi è indubbiamente quello più difficile (Schäuble è uno dei maggiori alfieri dell’austerity) ma quello con la Bce di ieri era cruciale. La Bce non solo è anch’essa un importante creditore (ha circa l’8% del debito greco) ma ha anche l’ultima parola su questioni cruciali come l’erogazione di liquidità d’emergenza agli istituti di credito o l’attuazione dello stesso piano di riassetto del debito greco. Le aspettative sull’incontro tuttavia non erano buone. Il Financial Times in un articolo aveva descritto la posizione della Bce come «dura» su vari aspetti della trattativa. Questo spiega perché, nella prima parte della seduta, la Borsa di Atene è scivolata al ribasso mentre i rendimenti dei titoli di Stato sono risaliti. E anche perché la prima asta di titoli di Stato greci semestrali abbia registrato un negativo riscontro in termini di domanda (vedi articolo sotto). Questo trend tuttavia si è invertito nella seconda parte della giornata dopo che Varoufakis ha descritto i colloqui con Mario Draghi «molto costruttivi». Il tasso del titolo decennale greco, che nella prima parte della giornata era balzato oltre il 10% ha chiuso gli scambi al 9,79% mentre la Borsa di Atene, dopo una partenza in calo, ha chiuso in rialzo dello 0,89 per cento. Tutto ciò ha condizionato i corsi dei titoli di Stato periferici. Dopo una partenza in rialzo in area 129 punti ieri lo spread Bund-BTp ha chiuso a quota 121. Le prese di profitto invece hanno frenato la Borsa di Milano che, dopo il rialzo del 2,57% registrato martedì, ieri ha archiviato gli scambi poco sotto la parità (-0,33%). La performance di Milano è in linea con quella delle altre piazze europee che hanno chiuso gli scambi sul filo della parità.
Certo la situazione resta ancora incerta e le posizioni tra le parti distanti come dimostrano le dichiarazioni della stessa Angela Merkel che ieri è tornata a chiedere ad Atene il rispetto degli impegni. E questo si riflette sull’andamento dell’euro, ieri in calo a 1,4 dollari nonostante gli incoraggianti dati sulla fiducia nel settore dei servizi.
Oltre che con la crisi greca ieri i mercati hanno dovuto fare i conti con la brusca inversione di tendenza del petrolio (vedi articolo a pag.28) che si è riflessa sui corsi delle società petrolifere. Dopo i rialzi dei giorni scorsi ieri l’indice Stoxx europeo Oil&Gas ha perso circa l’1 per cento. I positivi risultati societari hanno invece spinto il comparto sanitario (+1,24%).
Da segnalare infine la mossa della Banca centrale cinese, che ha deciso di allentare i criteri sulle riserve obbligatorie delle banche. Una mossa che libera sul mercato una cifra equivalente a 100 miliardi di dollari e che, negli obiettivi delle autorità, dovrebbe rilanciare il credito alle imprese. La decisione della Pboc è evidentemente correlata alla riduzione del tasso di crescita dell’economia e va inquadrata nel contesto più generale riguardante le mosse delle banche centrali di tutto il mondo che stanno allentando la loro politica monetaria per combattere deflazione e bassa crescita.
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