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Toshiba, ceo in uscita Il board fa quadrato contro l’offerta di Cvc

La battaglia per la conquista di Toshiba fa cadere la testa del suo amministratore delegato, Nobuaki Kurumatani: il manager, sempre più debole e isolato, ha rassegnato le dimissioni ieri, a pochi giorni dalla clamorosa offerta di acquisto avanzata dalla società di private equity britannica Cvc Capital Partners, che ha messo sul piatto oltre 20 miliardi di dollari. La partita può allargarsi: la statunitense Kkr e la canadese Brookfield potrebbero decidere di rilanciare su quella che sarebbe già l’operazione più ricca nella storia del Giappone.

Sulla poltrona di comando del conglomerato, è tornato il predecessore di Kurumatani, Satoshi Tsunakawa, che ha detto di voler costruire rapporti migliori con gli azionisti esteri. Di fatto fu lui, nel 2018, ad aprire loro il capitale. Nella faida che si è accesa all’interno del gruppo, Tsunakawa farebbe parte della cordata ostile a Kurumatani.

Secondo alcune ricostruzioni, il board di Toshiba aveva deciso di liberarsi dell’ex Ceo già prima che Cvc si facesse avanti. Il presidente del gruppo, Osamu Nagayama, e un altro membro del consiglio si sarebbero incontrati con Kurumatani il giorno prima dell’offerta e gli avrebbero comunicato l’intenzione di rimpiazzarlo. A quel punto, Kurumatani avrebbe informato il board dei piani di Cvc. La ricostruzione è stata smentita da Nagayama. Kurumatani ha invece dichiarato di aver lasciato per stare con la famiglia.

L’ex amministratore delegato ha un passato recente nel fondo britannico (con base in Lussemburgo). Kurumatani è arrivato in Toshiba tre anni fa proprio dalla divisione giapponese di Cvc. La circostanza ha sollevato dubbi di conflitto di interesse che hanno reso ancora più fredda la reazione di Tokyo all’offerta preliminare di Cvc. Nagayama si è mostrato subito gelido, precisando che la proposta non era stata sollecitata da Toshiba e richiede un attento esame. Il Governo si è mosso con altrettanta rapidità, per chiarire che il gruppo dovrà in ogni caso restare in grado di rispettare i contratti nelle infrastrutture chiave del Paese e nella Difesa. Toshiba, tra le altre cose, è attiva nel nucleare ed è impegnata nello smantellamento dell’impianto di Fukushima, danneggiato dal disastro del 2011. La sua acquisizione deve avere il via libera delle autorità, in base alla legge che regola gli investimenti esteri in settori sensibili per la sicurezza nazionale. Legge resa più rigida nel 2020.

Il Giappone è per tradizione ostile alle scalate straniere, anche se negli ultimi anni qualcosa è cambiato e le acquisizioni sono in aumento: i target sono soprattutto le controllate dei conglomerati, cedute per razionalizzare strutture tentacolari e spesso poco efficienti. Al tempo stesso, le riforme della governance societaria, volute per spingere i gruppi a creare più valore per gli azionisti, hanno reso meno impermeabili i Cda: i fondi d’investimento si sono fatti sempre più aggressivi nella sfida ai manager e al modello di businees della Corporate Japan. Toshiba è sulla linea del fronte.

Lo scontro tra Kurumatani e i “fondi attivisti” si trascina da mesi e lo ha indebolito fuori e dentro il conglomerato. Il suo destino è stato probabilmente segnato lo scorso mese, al termine di un’assemblea straordinaria degli azionisti, nella quale i fondi hanno imposto un’indagine indipendente sulla condotta dei manager. Una vittoria clamorosa e senza precedenti, che ha messo a nudo la debolezza di Kurumatani e generato le prime voci di dimissioni.

L’offerta di Cvc, di rilevare Toshiba confermando i manager in carica, si è prestata a diverse interpretazioni. Alcuni vi hanno visto un modo per “semplificare” l’assetto societario e i processi decisionali, anche se non necessariamente a vantaggio della migliore gestione del gruppo. Altri l’hanno percepita come un disegno per mettere Kurumatani al riparo dai suoi avversari.

I piani di Cvc ora si complicano. La società di private equity resta sulla sua proposta, che potrebbe essere formalizzata a giorni. Il titolo ieri viaggiava ai massimi dal 2015. Il fondo attivista con sede a Hong Kong, Oasis Management, ha giudicato l’offerta troppo bassa, mentre l’hedge fund Usa Farallon Capital ha invitato Toshiba a sollecitarne altre.

Cvc starebbe cercando alleati. Tra le possibilità, ci sono fondi d’investimento sostenuti dal Governo, come Japan Investment Corporation, e la statunitense Bain Capital, che nel 2018 ha rilevato il controllo di Toshiba Memory (l’attuale Kioxia) e ha appena lanciato un’offerta da circa 8 miliardi per il 53% di Hitachi Metals, in consorzio con Japan Industrial Partners e Japan Industrial Solutions. Per superare le resistenze di Tokyo, qualsiasi cordata avrà vita un po’ più facile se arruolerà alleati giapponesi.

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