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Torna l’interesse per l’euro-periferia

Rubinetti riaperti. I sondaggi di qualche settimana fa – quelli che davano i movimenti euroscettici in forte spolvero a tal punto da intaccare la maggioranza nel parlamento europeo – sono stati battuti dai numeri. La conta dei voti e dei seggi dovrebbe portare i movimenti contrari all’attuale impalcatura europea intorno ai 140 seggi. Numeri non da poco ma non così forti da poter scalfire una probabile maggioranza sotto l’asse del Partito popolare europeo e dei socialdemocratici. In sostanza i movimenti anti-sistema sono andati bene ma non al punto da compromettere quel sistema di cui i mercati stessi fanno parte. Così i mercati europei hanno festeggiato, pur nel giorno in cui è mancato il traino di Wall Street e Londra (chiuse per festività).
I gestori non credono a questo punto che sia solo un rimbalzo ma che i capitali stranieri – dopo la pausa delle ultime settimane che ha consentito anche di realizzare prese di beneficio – hanno ripreso la strada dell’Europa e, in particolare della periferia, quella che offre sia sul mercato obbligazionario che sull’azionario ancora buoni margini. E poi, scandagliando tra i periferici, l’Italia sembra avere avuto una spinta in più dal risultato elettorale, perlomeno in ottica di breve periodo. Anche se va detto che i risultati hanno dimostrato un andamento inversamente proporzionale all’andamento del Pil: in Italia ha (stra)vinto il partito di governo (pur a fronte del recente calo a sorpresa del Pil (-0,1% nel primo trimestre del 2014 contro lo 0,2% atteso) mentre in Spagna e Grecia (che hanno fatto segnare una crescita del Pil) i partiti al governo hanno perso colpi a vantaggio di movimenti euroscettici. «Per i mercati la stabilità di governo è un fattore cruciale, ed è per questo che ora l’Italia può attirare altri capitali, dopo la correzione seguita al deludente dato macroeconomico», sottlinea Lorenzo Alfieri, country head per l’Italia di Jp Morgan asset management. Da quali aree potranno arrivare nuovi flussi? «In particolare da Stati Uniti, Cina e Giappone – spiega Federico Mobili, responsabile equity di Bnp Paribas investment partners -. Nelle prossime due settimane Piazza Affari potrebbe crescere tra l’1,5 e il 2% con il Ftse Mib direzionato verso i 22mila punti».
Gli esperti tuttavia si muovono a vista senza fare previsioni al di là del 5 giugno quando si riunierà il consiglio direttivo della Banca centrale europea da cui si attendono mosse espansive. Il governatore Mario Draghi ha lasciato intendere che i tassi, sia quello che paga la Bce alle banche che parcheggiano somme presso la Bce (tasso sui depositi) che quello che le banche pagano alla Bce in cambio di capitali freschi, dovrebbero scendere (probabilmente 15 punti base). Questo significa che il tasso sui depositi potrebbe diventare negativo (per incentivare gli istituti a prestare soldi all’economia reale) e quello sui rifinanziamenti arretrare allo 0,15%. Ma l’ultimo balzo degli indici (con il Dax30 che si è portato su nuovi massimi) lascia intendere che ora i mercati si aspettano qualcosa di più. «Un taglio dei tassi è già incorporato nelle attuali quotazioni. Il balzo di ieri ci dice che i mercati si aspettano altre misure non convenzionali, probabilmente uno stop all’assorbimento della liquidità creata con gli acquisti di debito dei Paesi in crisi nel 2010 con il programma Smp, che equivarrebbe a immettere sui mercati 170 miliardi di euro) – spiega Vincenzo Longo, strategist di Ig -. Ecco perché a questo punto, archiviato il risultato elettorale, gli occhi sono puntati sulla Bce. Mosse deludenti potrebbero spezzare il clima finanziario favorevole sull’Europa».
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