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Torna la spesa delle famiglie. Le imprese: la manovra aiuta il Pil

ROMA.
Raddoppia il numero di famiglie che sta pensando di cambiare il frigorifero, la lavatrice o la macchina; aumenta quello di chi ha deciso di ristrutturare casa o almeno di cambiarne i mobili. Torna la voglia di spendere, circola un po’ più moneta. Nei primi sei mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2014, gli italiani hanno recuperato 134 euro di reddito disponibile pro capite. Più o meno 11 euro al mese, poca cosa rispetto ai 3.400 persi – a testa – negli anni bui che vanno dal 2005 al 2014. Poca cosa, «ma le famiglie italiane se ne sono accorte» sottolinea un rapporto Confcommercio- Censis sullo stato del paese e dei consumi. Dunque la fiducia è ripartita e la ripresa si avvicina, notano i commercianti. E dello stesso parere è il Centro studi Confindustria, convinto che la legge di Stabilità possa avere un buon impatto sul Pil portandolo, nel 2016, al più 1,5 per cento.
Non tutto va liscio, sottolinea lo studio Confcommercio Censis, anzi: la distanza fra chi sta uscendo dalla crisi e chi vi è ancora dentro è reale e divide l’Italia in due. «Il numero delle famiglie che non riescono a coprire tutte le spese con il loro reddito sfiora ormai il 20 per cento del totale» sottolinea il rapporto, ma il “sentiment” generale sta cambiando. Per la prima volta dall’inizio della crisi economica, la quota delle famiglie che nell’ultimo anno ha aumentato la propria capacità di spesa risulta superiore a quella delle famiglie che l’hanno ridotta. Il 25 per cento, una famiglia su quattro, contro il 21,3 che dichiara di avere meno disponibilità, ma va detto che solo due anni fa (nel 2013) le famiglie che dicevano di avere meno capacità di spesa erano ben il 69,3 per cento.
Più che la reale disponibilità, può la fiducia. Gli ottimisti sfiorano il 40 per cento, dieci punti in più rispetto a due anni fa, i pessimisti scendono al 22,4 per cento, nel 2013 erano il doppio. Ecco perché le previsioni di acquisto sui beni durevoli vira al positivo: autovetture (più 2,9 per cento rispetto al 2014), elettrodomestici (più 5,4), mobili (1,6) e ristrutturazioni immobiliari (più 1,2).
Un rilancio dell’economia avvertito anche dalle imprese: il Centro studi della Confindustria vede ormai sempre più solida la previsione di un Pil 2016 all’1,5 per cento, convinto che la legge di Stabilità abbia un impatto positivo dello 0,3 per cento. Fiducia e investimenti «saranno favoriti dal sostegno fiscale agli acquisti di beni strumentali, dalla minore Imu sugli impianti, l’incentivo sulla contrattazione decentrata, la contribuzione ridotta sui neo assunti e il possibile anticipo del taglio all’Ires». Un quadro positivo che potrebbe però risentire dell’impatto di «un commercio mondiale che non ha messo a segno il rimbalzo che ci si attendeva; si profila un aumento degli scambi internazionali ancora più fiacco». A Confcommercio, invece, piace molto il tetto sull’utilizzo del contante portato a 3 mila euro. «Una misura di buon senso» ha commentato il presidente Carlo Sangalli, che allontana i pericoli di una maggiore evasione assicurando che «l’Agenzia delle Entrate conosce vita, morte e miracoli dei contribuenti». Il Centro studi di Confcommercio , comunque, stima un possibile impatto della manovra fino al 2 per cento. «Il governo con la riduzione delle tasse ha certamente imboccato la strada giusta» dice Sangalli «quello che ora noi chiediamo è di avere più coraggio e determinazione per la riduzione della spesa pubblica improduttiva per arrivare a liberare le risorse necessarie per arrivare a una riduzione generalizzata delle aliquote Irpef».
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