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Torna il baratto e diventa 2.0

Con il credit crunch che non accenna a diminuire, nonostante gli sforzi messi in atto dalla Bce per immettere liquidità nel sistema, il vecchio baratto sta tornando di moda. Grazie anche alle nuove opportunità offerte dalle tecnologie. Sul Web vi sono diverse piattaforme che consentono agli iscritti, dietro pagamento di un abbonamento annuale, di scambiare beni e servizi senza pagamento. Chi vende non è obbligato ad accettare la merce dell’acquirente, ma può comprare ciò che gli serve presso altri fornitori del network grazie alla presenza di una moneta complementare.

Esistono diverse tipologie di servizi. Barteridea.com è una delle ultime nate.

Le aziende pagano i propri acquisti mettendo a disposizione degli altri aderenti al circuito altrettanto controvalore dei propri prodotti o servizi e a monte vi è un sistema di compensazioni dei debiti e dei crediti, che non devono essere necessariamente contemporanee. Una logica simile anima Cambiomerci.com, che nelle scorse settimane ha fondato l’Associazione italiana dei circuiti di mutuo credito (Amc), con l’obiettivo di promuovere nuovi servizi di welfare per i Comuni. Un modo per coinvolgere anche gli enti pubblici, alle prese con il taglio dei trasferimenti statali, nel circuito di compensazione multilaterale a rispondenza fiduciaria. Uno dei pionieri del settore BexB.it, che conta 3mila aziende associate e transazioni per 23,9 milioni di euro.

Dalla Sardegna la moneta di comunità. Non solo online. In Sardegna ha preso piede da tempo il Sardex, circuito che permette alle imprese e professionisti di finanziarsi reciprocamente, senza interessi, facendo leva sul potenziale produttivo inespresso, ovvero su quella parte di produzione che il mercato euro non è in grado di assorbire per via della contrazione dei consumi legata alla mancanza di liquidità.

Il valore convenzionale del Sardex è 1 euro, ma non è trasformabile in valuta corrente. Attualmente il network è composto da oltre 2.700 imprese di differenti settori e dimensioni, che sviluppano un volume di transazioni superiore ai 4,5 milioni di euro mensili. «Contiamo di chiudere il 2015 con un transato di 60 milioni di euro, circa il doppio di quello registrato nel 2014», racconta Carlo Mancosu, tra gli ideatori dell’iniziativa.

«A partire dal 2013 abbiamo sviluppato il programma B2E (business to employee, ndr) che consente ad amministratori, soci, dipendenti e collaboratori delle imprese iscritte di aprire un proprio conto personale all’interno del circuito attraverso cui ricevere dalle proprie aziende bonus, benefit e anticipazioni sulle retribuzioni future direttamente sul proprio conto Sardex. Ad oggi sono circa 1.300 i conti aperti con una spesa media mensile di 258 euro». Il Sardex agisce positivamente su quella che Keynes chiamava propensione marginale al consumo. All’interno del circuito, non esistendo premi di tesaurizzazione e di conseguenza propensione marginale al risparmio, tutta la parte di reddito aggiuntivo derivante dall’operatività nella rete viene utilizzata per i consumi nel caso delle persone fisiche, per l’acquisto dei fattori di produzione e per gli investimenti nel caso delle imprese. Lo scorso anno, in collaborazione con gruppi di imprenditori locali, il network ha avviato altri sette circuiti, costruiti sul modello di Sardex, operanti su altrettante regioni della Penisola.

I limiti. Le monete complementari presentano comunque diversi limiti. In primo luogo sono utilizzabili solo all’interno del circuito (quindi tra gli aderenti e non verso terzi) e la loro accettazione non può essere imposta, come invece avviene con il denaro. Così, se un aderente si trova ad avere un eccesso di nuova valuta, non può passare all’incasso in euro e viene a trovarsi con liquidità bloccata. Pertanto, il successo di questi sistemi di baratto 2.0 è legato alla fiducia degli aderenti verso chi è garante di questo sistema e al funzionamento dei meccanismi di compensazione. Inoltre, è bene informarsi sui costi del servizio, da quelli necessari per aderire al circuito agli eventuali canoni periodici, fino alle commissioni previste per ciascuna transazione.

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