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Torna il fantasma del Patto Ue Gualtieri: non è nelle previsioni

In un contesto economico ancora incerto e mentre i Ventisette stanno negoziando un difficile bilancio comunitario per il prossimo settennato, la Commissione europea ha confermato ieri che entro la primavera dell’anno prossimo bisognerà valutare se e come ritornare a una piena applicazione del Patto di Stabilità. Dallo scoppio dell’epidemia influenzale è entrata in vigore una clausola d’emergenza che nei fatti sospende il risanamento di finanza pubblica.

«L’attivazione della clausola in caso di grave recessione era pienamente giustificata – ha scritto ieri in un rapporto il Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche guidato dal professore danese Niels Thygesen -. Per una maggiore efficacia e credibilità, l’attivazione avrebbe dovuto fornire indicazioni sui tempi e sulle condizioni per l’uscita o la revisione. Chiarimenti dovrebbero essere offerti nella primavera del 2021 al più tardi».

La presa di posizione del gruppo di esperti indipendenti è chiara. La sospensione delle regole del Patto non può essere senza scadenza. È necessario non tanto decidere quando reintrodurre le norme, quanto sapere quando fare una analisi della situazione. «È in linea con quello che pensiamo», ha commentato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis. «Ora l’incertezza è troppo grande, ma ci torneremo in autunno per prendere decisioni allora o in primavera».

Nel suo rapporto, il gruppo di esperti ha spiegato comunque che la situazione economica in Europa rischia di richiedere anche l’anno prossimo un certo aiuto pubblico all’economia, «sostenuto o integrato dalle iniziative avviate a livello europeo». Dello stesso avviso è il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni: «Dobbiamo essere politicamente molto saggi nello scegliere i tempi ed i modi per andare gradualmente verso una diversa politica di bilancio».

«È evidente che tornare a una meccanica applicazione delle regole del Patto di Stabilità nel 2021 non appare in linea con le previsioni attuali», ha commentato da Roma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Ma più della data, oggi del tutto eventuale, del ritorno al Patto di Stabilità, le incognite si concentrano su livelli di deficit e di debito ancora tutti da definire. Le prime risposte del governo arriveranno tra oggi e domani con il Piano nazionale di riforma che rappresenterà la base per il programma di rilancio con cui Roma si candiderà ai fondi europei.

«È possibile conciliare una politica di ripresa degli investimenti con la riduzione del debito pubblico», ha assicurato il ministro Gualtieri ieri in audizione a Montecitorio. Lo strumento saranno gli obiettivi di avanzo primario, che le bozze del Pnr anticipate da questo giornale definiscono «ambiziosi», alimentato da una ripresa che proprio grazie ai fondi comunitari sarebbe trainata anche da investimenti pubblici in risalita sopra quota 3% del prodotto interno lordo nei prossimi quattro anni (così sempre le bozze del Pnr).

Tornando alla scena europea, nessuno per ora chiede la reintroduzione delle regole del Patto, ma è chiaro che i partner dell’Italia vorranno a un certo punto fare una seria e necessaria analisi della situazione, tanto più che nei prossimi mesi l’Italia beneficerà grazie al nuovo bilancio comunitario di generosi aiuti europei che non devono diventare agli occhi degli altri governi della zona euro un’ occasione per abbandonare la presa sui conti pubblici nazionali.

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