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Il tormento della Carige Bussa al mercato, tonfo in Piazza Affari

Sul tavolo del consiglio di Banca Carige riunito ieri per decidere il prezzo dell’emissione delle azioni dell’aumento di capitale da 560 milioni c’era la proposta di applicare uno sconto a partire dal 40%. Non è stata una decisione facile, presa sotto l’ombra dei tonfi in Borsa degli ultimi tre giorni (-11,10% ieri).

Il consiglio avrebbe voluto rinviare la comunicazione delle proprie decisioni a questa mattina ma è intervenuta la vigilanza della Consob imponendo di comunicare quanto deliberato entro la mezzanotte. Evidentemente il cda temeva che la pubblicità del prezzo delle azioni non fosse sufficiente a frenare le turbolenze del titolo. Adesso il banco di prova è il buon esito dell’aumento legato in particolare alla risposta dei piccoli soci con circa il 60% delle azioni. Quella varata ieri è un’operazione vitale per la banca come non ha nascosto l’ad Paolo Fiorentino che ha parlato di «continuità aziendale a rischio» se tutti i tasselli del piano di patrimonializzazione non andranno al loro posto. Fino ad oggi i piccoli azionisti pur fra mille (giuste) proteste per l’erosione del loro investimento hanno sostenuto la banca e il management si aspetta che non manchino all’appuntamento.

I principali azionisti — Malacalza Investimenti e Compania Financera Staralone che fa capo al finanziere Gabriele Volpi rispettivamente con il 17,6 e il 6% — hanno dichiarato che sottoscriveranno la propria quota il primo anche incrementandola con la disponibilità ad intervenire sull’eventuale inoptato in supporto al consorzio di garanzia. Anche l’operatore portuale Aldo Spinelli (ha l’1,6%) ha detto che sosterrà l’aumento e ha dichiarato che «ci sono nuovi gruppi che potrebbero sottoscrivere». Sarà il momento della verità anche per le dichiarazioni più o meno sfumate di «simpatia» per Carige ad esempio di Unipol che, dopo la conversioni dei bond subordinati, potrebbe decidere di partecipare all’aumento.

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