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Torino rilancia il manifatturiero

Maria Rita Marzo, operaia, team leader alla Maserati, non sembra emozionata. È giovane, determinata. Tocca a lei dare il benvenuto ai circa cinquecento imprenditori arrivati ieri mattina nel “suo” stabilimento di Grugliasco per l’assemblea dell’Unione industriale di Torino. In prima fila, ad ascoltarla, ci sono anche Sergio Marchionne e John Elkann. «Questo luogo – dice sicura – è il simbolo della nostra rinascita come lavoratori e delle sfide che il nostro Gruppo sta affrontando e vincendo».
Prende il microfono la presidente dell’Unione Licia Mattioli: «Da torinesi orgogliosi di esserlo, per noi l’impresa è la fabbrica e le persone che ci lavorano dentro». E ancora, dopo aver salutato il presidente nazionale Giorgio Squinzi, assente per un malore passeggero: «Noi crediamo che la “nostra” Italia – l’Italia della produzione, l’Italia delle fabbriche – incarni l’aspetto migliore del Paese». Mattioli, da fine maggio, ha la delega di Confindustria per l’internazionalizzazione e l’attrazione degli investimenti. «La crisi – incalza – ha riportato l’industria manifatturiera al centro del sistema economico. Ha fatto riscoprire il valore della produzione. Ha posto l’accento sull’importanza di creare un contesto favorevole all’industria e alle attività a esse collegate. La manifattura resta la fonte prioritaria della ricchezza. Da qui dobbiamo ripartire, anche per reagire con orgoglio a scandali e corruzione. Non bastano solo determinazione e impegno. Il tema da sviluppare? Le condizioni per tornare a fare affluire massicciamente gli investimenti nell’industria, sia italiani sia stranieri. Come in altri Paesi già sta avvenendo da tempo».
Un messaggio chiaro per le istituzioni, Europa in testa. Mattioli cita il diritto collettivo allo sviluppo: «Non possiamo essere frenati da anacronistici privilegi del passato e da inaccettabili veti di minoranze – puntualizza –. Dobbiamo fare di più, migliorare nelle relazioni sindacali, ancora un nodo da sciogliere sulla via della crescita. Occorre ripensare il sistema della contrattazione collettiva, con una legge che dia certezza agli accordi condivisi dalla maggioranza». La relazione è ricca di proposte: dalla contrattazione collettiva ai minibond da emettere utilizzando i risparmi previdenziali al salario minimo.
In rappresentanza del governo (il premier Renzi non ha potuto essere presente) c’è Carlo Calenda, viceministro allo Sviluppo economico che coglie subito il punto: «Quella di Maserati è una grandissima storia di successo italiano. Desidero ringraziare chi investe qui senza se e senza ma – esordisce rivolgendosi in primis a Elkann e Marchione, ma in qualche modo anche a tutti gli imprenditori italiani –. Grazie per aver creduto in un Paese difficile. Serve un ribaltamento di prospettiva: sono gli Esecutivi che debbono far vedere i piani industriali. Le imprese creano occupazione se pensano di poter crescere con le istituzioni che le accompagnano, non che le ostacolano. L’Irap – aggiunge – è una tassa fessa e particolarmente odiosa. Il governo Renzi vuole cambiare approccio con il mondo dell’industria. La strada va trovata insieme».
Sergio Chiamparino, neoinsediato presidente del Piemonte, raccoglie subito i messaggi: «Abbiamo ben chiaro che la sfida del lavoro è la sfida della legislatura e della vita. Non bastano le leggi, ci vogliono gli investimenti. Faremo ogni sforzo per creare un contesto che sia “amico” delle imprese e del lavoro. Ma dobbiamo fare sistema: istituzioni e industria. Innovazione, cooperazione e investimento sul lavoro sono gli ingredienti». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Torino Piero Fassino: «Maserati è il più grande investimento industriale degli questi ultimi anni, il segno di una rinascita manifatturiera. Scommettere sull’economia della conoscenza significa ripartire dalla manifattura. Torino è sempre più la metafora di come nell’epoca della grande globalizzazione investendo sul sapere si può evolvere, perché lì stanno gli elementi del rilancio. Questa non è una città che si è fatta piegare dalla crisi, ma che lotta e ha dentro di sè generosità e passione per venirne fuori».

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