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Tononi: “Per Mps nessuna fusione prima del 2016” Il titolo perde l’8%

Avesse fatto come Mario Draghi, maestro nel blandire i mercati anche solo con le parole, forse l’azione Mps non avrebbe perso l’8,57%, ben peggio del settore e degli indici.
Ma il nuovo presidente Massimo Tononi, nella conferenza di presentazione del suo mandato a Siena, è stato di una sincerità quasi brutale. Ha detto ciò che tutti gli esperti sapevano da due mesi, ossia che per quest’anno non si farà la sospirata integrazione con altre banche imposta dalla Bce al Monte a maggio. «La Bce non ha cambiato linea», ha detto Tononi, che settimana scorsa è stato a Francoforte per una «questione di cortesia». Ma l’iter di aggregazione «richiede tempo – ha aggiunto, in risposta a un giornalista che chiedeva se la fusione sarebbe slittata al 2016- . Non posso che darle ragione, di tempo ce ne vorrebbe tanto anche se non ci fossero gli esami Srep della Bce». Esami che saranno resi noti solo tra qualche settimana, e secondo le prime voci la banca sarebbe finita nella “fascia 4”, tra le più critiche, insieme a Carige, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. «Il periodo per trovare partner non è dei più facili ha aggiunto Tononi- tutti aspettano di conoscere i regolamenti prima di stabilire le prossime strategie». A creare più incertezza, anche riguardo alle ventilate nozze tra banche popolari in Italia, è un processo regolatorio e di vigilanza cangiante. O, come ha detto il presidente dell’Abi Antonio Patuelli sempre ieri, «i requisiti di capitale delle banche non possono essere sempre in movimento, abbiamo bisogno di certezze, di regole uguali per tutti e che le imprese bancarie possano sapere nei prossimi cinque anni quali sono le soglie».
E’ noto che la Bce, autorizzando l’aumento da 3 miliardi di Mps, chiese entro il 26 luglio segnali concreti verso un percorso di fusione della banca, ritenendola incapace di gestire da sola un fardello da 23 miliardi di crediti in mora. Francoforte chiese anche, per la stessa data, di chiudere il contratto “Alexandria” con Nomura in derivati e rifinanziamento di Btp per 3 mi-liardi, capace di destabilizzare il profilo di rischio del Monte. Purtroppo, l’aver subito dai controllori due vincoli temporali stretti ha nei fatti complicato lo sbroglio di entrambe le matasse. Il fatto che il 12 ottobre a Milano partirà il processo penale per la ristrutturazione di Alexandria, che oltre agli ex vertici di Mps vede imputate le loro controparti di Nomura (Sadeq Sayeed e Raffaele Ricci), potrebbe però indurre i giapponesi ad accettare una transazione fotocopia rispetto a quella accordata da Deutsche Bank, che su Santorini riconobbe il 45% del petitum chiesto da Mps. I legali sono all’opera. «E’ l’ottimismo della volontà – ha detto a riguardo Tononi – . Prima o poi chiuderemo la questione. Penso prima. Né noi né Nomura vogliamo vivere in una situazione di disagio». Ancor più a breve, forse già settimana prossima, Mps potrebbe nominare il nuovo direttore finanziario al posto di Bernardo Mingrone, diretto verso Unicredit. Il candidato forte è Arturo Betunio, responsabile dell’area amministrazione e bilancio.
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