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Tonfo delle banche, spread ai massimi

di Fabrizio Massaro

MILANO — I timori sulla crisi europea, sulla necessità di svalutare la Grecia, le pressioni della Banca centrale europea per una ricapitalizzazione rapida delle banche unite ai dati macroeconomici esangui degli Stati Uniti hanno colpito ieri tutti i titoli bancari europei, che pure si erano ripresi a inizio settimana grazie alle indicazioni di un piano della Commissione Ue per salvare gli istituti. Al traino sono scesi i listini delle piazze principali, che non hanno dato peso all'ok della Slovacchia al fondo Salva Stati. Per l'Italia, a causa dell'incertezza politica, è andata anche peggio: Milano è stata la borsa più penalizzata, -3,71% il Fste Mib, più di Londra (-0,71%), Francoforte (-1,33%), Parigi (-1,33%), Madrid (-0,92%). A tarda notte Standard & Poor's ha tagliato di un notch il rating della Spagna a «AA-». Le banche che più sono considerate dagli investitori un'approssimazione del sistema-Paese, Unicredit e Intesa Sanpaolo, sono state le più colpite, anche con sospensioni per eccesso di ribasso, con Piazza Cordusio che alla fine ha perso il 12,1% a 0,927 euro e la Ca' de Sass l'8,15% a 1,28 euro. Hanno pesato, fra l'altro, anche le indiscrezioni che l'Autorità bancaria europea (Eba) potrebbe introdurre il tetto del 9% di patrimonio (core tier 1) per le banche. Parallelamente, si è ampliata la differenza di rendimento fra i Btp italiani e i Bund tedeschi fino a 371 punti base, con un'accelerazione che ha portato lo spread dei titoli taliani a 68 punti base in più rispetto alla Spagna, record dalla nascita dell'euro, nel giorno in cui il Tesoro ha collocato emissioni per 6,2 miliardi con titoli a 5, 10 e 15 anni a tassi rispettivamente del 5,32%, del 5,77% e del 6,34%.

L'ulteriore debolezza italiana è legata appunto alla politica. Lo ha detto esplicitamente ieri il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli: «Credo sia indubbio che la situazione di incertezza politica in cui ci troviamo concorra» all'aumento degli spread fra Italia e Germania. Infatti ieri sul mercato sono stati posti in diretta correlazione l'andamento del dibattito parlamentare sulla tenuta del governo Berlusconi e quello degli indici dei titoli finanziari e dello spread Btp/Bund: alle 10, dopo la diffusione del bollettino Bce in cui si indicavano timori per l'economia, rischi di inflazione sopra il 2% e necessità di capitale nelle banche, gli indici europei hanno virato tutti in negativo. Alle 11.03 quando è cominciato il discorso del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla Camera, lo spread e l'indice finanza di Piazza Affari hanno vissuto una relativa stabilità, per poi subire un calo accelerato alle 11.23 alla fine dell'intervento che non ha fugato dubbi sulla tenuta dell'esecutivo. Alle 11.40, alla chiusura dell'asta sui Btp, lo spread si è assestato attorno a quota 366, mentre i bancari hanno continuato la discesa. Secondo Bazoli «il giorno in cui si riducesse» lo spread, «le banche potrebbero passare di nuovo una fase di importante recupero». Secondo il banchiere comunque per Intesa e Unicredit non necessiterebbero di aumenti di capitale per essere in linea con le richieste in arrivo dalla Ue.

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