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Tonfo delle banche, Milano perde l’1,32%

Torna a farsi sentire pesantemente in Borsa il problema dei crediti deteriorati delle banche, ieri le più colpite dalle vendite a Piazza Affari, anche con ribassi fino al 10% per un gruppo sotto i riflettori per la fusione con Bpm come il Banco Popolare, per la drastica pulizia dei bilanci imposta dalla Bce. Risultato: le banche hanno trascinato al ribasso l’indice principale di Milano, il FtseMib, che ha chiuso con il peggiore calo in Europa, a -1,32%, in una giornata comunque negativa per le piazze finanziarie (a parte Londra). Unico titolo bancario positivo, Mediobanca (+1,75%) nel giorno della trimestrale chiusa con 121 milioni di utile. Cali pesanti invece per Unicredit (-3,7%), Ubi (-3%), Intesa Sanpaolo (-1,6%), Mps (-2,4%).

A destare maggiore preoccupazione per l’andamento futuro del sistema italiano è stata proprio la decisione del Banco Popolare di aumentare in maniera decisa la copertura dei crediti deteriorati in vista dell’aumento di capitale da 1 miliardo che partirà entro giugno e della successiva fusione con la Popolare di Milano. Una decisione che ha costretto l’istituto a chiudere con un’inattesa perdita per 314 milioni di euro. Il titolo ha perso oltre il 9% trascinando con sé anche la Popolare di Milano (ieri -6,38%) a causa dei concambi già fissati per la fusione (54 Banco, 46 Bpm).

Il mercato sta proiettando la stretta richiesta dalla Bce al Banco sull’intero sistema bancario italiano, che già è gravato da 197 miliardi di sofferenze lorde. Ieri la popolare veronese ha più che triplicato gli accantonamenti a 684 milioni e l’amministratore delegato, Pierfrancesco Saviotti, ha annunciato che altre svalutazioni seguiranno (l’aumento di capitale serve appunto alla loro copertura): questo perché la Bce vuole che gli accantonamenti sui crediti in sofferenza salga dall’attuale 60% al 62%, che il mercato ora tende a considerare un benchmark quantomeno per gli istituti più grandi. Entro il 2019 il Banco Popolare deve ridurre di 10 miliardi lo stock dei crediti deteriorati. E anche questo numero, anch’esso richiesto dalla Bce, evidenzia la pressione dell’autorità perché il tema dei crediti deteriorati venga affrontato con decisione, pur nei tempi necessari.

Per centrare lo scopo, di sistema, sono state avviate riforme dal governo e operazioni appunto «di sistema», come il fondo Atlante, la cui efficacia ieri è stata rivendicata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «immaginate la volatilità aggiuntiva (sui mercati, ndr) che ci sarebbe stata senza Atlante», ha detto ieri a Londra. Sempre dal governo è arrivata anche la garanzia pubblica sulla vendita dei crediti deteriorati della banche, la Gacs, che è pronta ad esordire in un’operazione della Popolare di Bari, con a fianco la banca d’affari Jp Morgan. La mossa dell’istituto pugliese (in gergo «cartolarizzazione») riguarderà la vendita di 500 milioni di euro di crediti deteriorati: lo Stato garantirà con la Gacs (e un rendimento dell’1%) la parte meno rischiosa, pari a circa il 60% dell’intera emissione obbligazionaria. Sulla parte più rischiosa («equity») secondo Bloomberg potrebbe invece intervenire Atlante: dopo aver salvato la Popolare di Vicenza con 1,5 miliardi, farebbe così il suo debutto sul mercato dei crediti deteriorati.

Fabrizio Massaro

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