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Tonfo dei bancari dopo l’esame Bce

I mercati restano sotto pressione, anche dopo la conclusione degli stress test sulle banche europee. Le Borse hanno vissuto ieri una seduta molto tesa, ad altissima volatilità. Piazza Affari ha aperto le contrattazioni in netto rialzo (+1,2%) per poi chiudere con un calo del 2,4%, un po’ meglio di minimi intraday a -3%. In ribasso (ma più contenuto) gli altri listini europei arretrati in media dell’1% (indice Eurostoxx 50). I cali più consistenti sono arrivati dal settore bancario, proprio quello che aveva cominciato meglio sulla scia della pubblicazione di stress test bancari da parte della Bce domenica, da molti analisti giudicati migliori delle attese (difatti, includendo anche i rafforzamenti di capitale nel 2014, sono stati bocciati 13 istituti su 124 per un ammanco di capitale complessivo di 10 miliardi). Ma alla fine hanno prevalso le vendite. L’indice Stoxx Europe 600 Banks ha ceduto l’1,73%, l’indice settoriale di Piazza Affari ha lasciato sul terreno il 4,13% appesantito dal crollo di Banca Mps (-21,5%) e Carige (-17%), i due istituti italiani bocciati sono chiamati entro i prossimi nove mesi a rafforzare il capitale rispettivamente di 2,1 miliardi e 883 milioni. Entro 15 giorni, però, vanno delineate le strategie da adottare. Fino ad allora la Consob ha vietato le vendite allo scoperto sui titoli estendendo il vincolo alle operazioni su derivari e «over the counter». Carige ha già annunciato che procederà a un aumento da 500-650 milioni con la garanzia di Mediobanca. Non è ancora chiara invece la strategia di Mps e i mercati hanno riportato in una sola seduta il titolo sul minimo storico a 0,7735 euro. L’incertezza non aiuta e questo ha trascinato al ribasso anche gli altri titoli bancari, compresi quelli promossi alla tornata dei test. È il caso di Banco Popolare, che a fronte di un +6,6% nelle battute iniziali, ha terminato in calo dell’1,38%. Male anche Ubi Banca (-5,15%), Unicredit (-2,55%), Intesa Sanpaolo (-3,14%), Bper (-4,23%), Bpm (-4,43%) e Mediobanca (-3,35%). Secondo alcuni analisti i titoli promossi sarebbero comunque oggetto dell’attuale sentiment ribassista e di correzione sul comparto bancario (già evidenziato nelle ultime due settimane), anche perché considerati poli aggreganti di eventuali operazioni di consolidamento bancario, proprio a seguito degli stress test. Sul tema sono intervenute anche le agenzie di rating. Standard & Poor’s ha scritto che, nonostante la maggior parte degli istituti abbia passato l’esame Bce, il settore resta «vulnerabile». L’agenzia ha fatto sapere che, se ci saranno modifiche al merito di credito delle banche dopo gli stress test, saranno comunque limitate. «Ogni intervento sul rating – ha scritto da parte sua Moody’s – arriverà solo dopo ulteriori valutazioni dei deficit di capitale emersi e delle misure adottate dalle banche per risolverli».  Oltre alle incertezze sul consolidamento in Italia, la debolezza che ha colpito il settore è arrivata dalla “macro”. È stato infatti alle ore 10 (dopo la pubblicazione dell’indice Ifo, che misura la fiducia delle imprese tedesche) che le azioni delle banche che hanno superato gli stress test hanno girato in rosso. L’indice è calato per il sesto mese consecutivo, arretrando ai livelli di fine 2012. Gli investitori hanno spostato subito l’attenzione sulla “crescita” dell’economia europea, che si conferma tuttora debole. I rischi di un “triple dip”, una tripla recessione restano alti, e questo scenario ridurrebbe i margini per il sistema bancario. Sul quadro ribassista generale ha inciso anche la vittoria al ballottaggio di Diilma Rousseff del partito dei lavoratori alle presidenziali del Brasile. I mercati (indice Bovespa a -6% e real -3% sul dollaro) le preferivano il conservatore Aecio Neves, più gradito anche agli investitori esteri.
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