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Tokyo: 26 miliardi per ripartire

di Stefano Carrer

La crisi nucleare continua ma il Giappone guarda avanti: il premier Naoto Kan ha indicato che entro la fine di aprile potrà essere pronto il primo programma finanziario della ricostruzione, per un valore tra i 2 e i 3mila miliardi di yen (fino a 26 miliardi di euro).

Altri ne seguiranno, perché già alcuni esponenti dell'esecutivo hanno fatto capire che serviranno due o tre bilanci straordinari nell'anno fiscale che si apre dopodomani, con un conto finale per le finanze pubbliche che potrebbe salire a 10mila miliardi di yen. Kan non ha escluso un aumento della pressione fiscale e ha lasciato intendere che il taglio alla "corporate tax" sarà congelato.

Il già astronomico deficit statale non consente che tutto l'onere sia affidato a nuove emissioni di titoli di stato, anche se il governo spera che la banca centrale – a fine aprile – non solo allenterà ulteriormente la politica monetaria, ma si mostrerà disponibile a comprare più bond statali. Varie misure previste dal programma elettorale del partito di Kan dovranno essere cancellate o riviste, data la situazione parlamentare sfavorevole: ieri la legge finanziaria 2011-2012 è passata solo grazie alla normativa costituzionale, dopo essere stata respinta dalla Camera Alta controllata dall'opposizione. Numerosi collegati alla finanziaria – compresa la facoltà di emettere nuovo debito – dovranno però essere votati anche dalla Camera Alta oppure approvati a maggioranza di due terzi alla Camera Bassa. Si apre quindi una fase di intense manovre politiche, che non escludono il riaffacciarsi dell'ipotesi di una grande coalizione.

Altrettanto complesse si profilano le manovre sul futuro della Tepco, il gestore della centrale di Fukushima nonché fornitore dell'energia all'area di Tokyo: scontato che sia "too big to fail" (impossibile immaginare di lasciarla fallire) potrebbe essere nazionalizzata, come ha fatto intendere il ministro della Strategia nazionale Koichiro Gemba. L'affacciarsi dell'ipotesi ha provocato un nuovo crollo del titolo in Borsa, sceso ai minimi da 47 anni. Se gli azionisti sono nel panico, non sono del tutto tranquilli neanche i titolari del debito da 7.500 miliardi di yen della Tepco: i suoi bond sono un po' come quelli dell'Enel, favoriti dagli investitori istituzionali prudenti e dagli individui "cassettisti". Difficile, ma non impossibile, che il governo possa chiedere anche a loro qualche sacrificio per il rilancio del paese.

Il più forte segnale della volontà di ripresa è arrivato ieri dal ceo della Nissan: Carlos Ghosn ha sfiorato la temerarietà dichiarando che la fabbrica di motori di Iwaki (a 50 chilometri dalla centrale) riprenderà l'attività a metà aprile e tornerà a pieno regime entro l'inizio di giugno. Nel visitare l'impianto, Ghosn ha incoraggiato i 300 addetti a dimostrare «spirito combattivo» e assicurato che il gruppo non se ne andrà mai da Iwaki. Un linguaggio sorprendente, con l'implicita assunzione del rischio che i timori sulla radioattività possano incidere sulle vendite in alcuni mercati esteri, a partire dall'Europa, dove secondo indiscrezioni lo stesso Ghosn ha dovuto fronteggiare perplessità anche in casa Renault, di cui è lui stesso il numero uno.

Il momento delicato dell'alleanza Nissan-Renault si specchia politicamente nei rapporti tra Francia (ed Europa) e Giappone. Il presidente Sarkozy si è auto-invitato e arriverà domani a Tokyo per una visita-lampo finalizzata ad allentare le tensioni sotterranee suscitate dall'atteggiamento francese sulla crisi atomica, giudicato troppo allarmistico dai giapponesi. Negli ultimi giorni Parigi ha un po' allentato il tiro e ha ottenuto la richiesta di consulenza da parte della Tepco: Sarkozy porterà quindi la solidarietà dell'intero G-20, oltre a due esperti nucleari francesi. Dietrofront anche della Svezia, che ha ritirato l'invito-shock ai suoi cittadini residenti in un raggio di 250 km dalla centrale – quindi anche a Tokyo – di assumere ogni tre giorni una pillola di ioduro di potassio contro il pericolo radioattività. Misura criticata da tutti, anche dalle ambasciate che hanno distribuito le pastiglie. Dal consulto all'Ambasciata italiana con il team di esperti della protezione civile appena arrivati uscirà una decisione in proposito riguardante gli italiani a Tokyo.

 

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