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Todde “Le multinazionali non buttino via i lavoratori Faremo regole più severe”

Oggi il caso della Gianetti, lunedì il Sulcis, e poi Gkn e Timken. Alessandra Todde (M5S), viceministro dello Sviluppo economico, ultimamente non fa che sedersi a nuovi e vecchi tavoli di crisi. È convinta che «le multinazionali, soprattutto se hanno ricevuto contributi e sostegni, non possano scaricare i lavoratori come i pacchi», e annuncia che a breve arriverà uno strumento che le obblighi ad avere comportamenti responsabili. Ma anche che «bisogna rendere le aziende capaci di stare sul mercato e creare lavoro», non tenerle aperte per legge.L’annuncio della chiusura della Gianetti è arrivato a tre giorni dallo sblocco dei licenziamenti. Che prospettive per i dipendenti?«Le ultime vertenze che stiamo prendendo in carico sono quasi tutte legate all’automotive, le chiusure però non dipendono dalla pandemia, ma da una crisi strutturale ben visibile dai bilanci. Il punto è trovare una soluzione sostenibile che permetta ai dipendenti di trovare un posto di lavoro, non possiamo chiedere all’azienda di continuare in perdita ».E Gkn? Quando sarà convocato il prossimo incontro visto il fallimento del primo?«In quel caso si tratta di un gruppo multinazionale che ha migliaia di dipendenti nel mondo, e due stabilimenti in Italia. Dal mio punto di vista la cosa grave è la quantità di contributi di cui hanno goduto, per la sede di Brunico oltre due milioni di euro. Non si può usufruire degli aiuti di Stato e poi essere completamente sordi quando si parla di responsabilità sociale. In più, hanno avuto anche un atteggiamento irrispettoso, cercando di coinvolgere in un tavolo separato i sindacati. Faremo in modo che il gruppo e il management si rendano conto che non possono prima incassare i contributi e poi scaricare i lavoratori come pacchi».Ma quali strumenti avete per impedirlo?«Sulle multinazionali con il ministero del Lavoro stiamo ragionando a uno schema che li obblighi almeno a seguire percorsi più civili, a non trattare i lavoratori come se fossero prodotti finanziari. Poi certo la libertà d’impresa è sacra, ma se si utilizzano incentivi e ammortizzatori sociali bisogna mostrare responsabilità. Contro le delocalizzazioni inoltre ci sono gli incentivi Mise, il Fondo Salvaguardia da me istituito nella scorsa legislatura: è uno schema incisivo, chi accede ai fondi non può delocalizzare per 5 anni».La crisi dell’automotive andrebbe affrontata forse in modo più sistematico.«Con la transizione ecologica le aziende che producono componentistica sono francesi e tedesche. Se non pensiamo adesso in modo serio a intercettare i fondi non riusciremo ad accedere alle nuove opportunità, e perderemo valore e posti di lavoro ».Whirlpool: lei crede che ci siano margini per un ripensamento sulla chiusura a Napoli, o rimane solo la via della reindustrializzazione?«La multinazionale ha firmato un accordo nel 2018 e lo ha disconosciuto dopo appena 6 mesi. Abbiamo fatto diversi tavoli, l’esclusione della riapertura delle attività è emersa con molta chiarezza. Ma la decisione di non accogliere la richiesta delle tredici settimane di cassa integrazione a mio avviso è molto grave: le istituzioni hanno preso in carico il piano di reindustrializzazione, ma c’è bisogno ancora di tempo».Avete strumenti per far loro cambiare idea almeno sulla Cig?«L’obbligatorietà è un tema complesso ma loro sul nostro territorio hanno altre aziende, e siamo anche un mercato per le vendite. Non lasceremo nulla di intentato per evitare che il sito venga desertificato».Lunedì sarete al tavolo per il Sulcis . Con quali prospettive?«Oltre alla Regione Sardegna ci saranno i principali stakeholder, non solo le aziende coinvolte direttamente ma anche Enel, Snam.Ho pensato che un tavolo complessivo fosse più efficace della gestione della singola vertenza. È questa la strada, anche negli altri casi: ragionare in un’ottica di sistema».Coinvolgendo dunque nei salvataggi e nei piani di reindustrializzazione anche altri imprenditori?«Abbiamo tante aziende capaci di stare sul mercato: se si ragiona in termini di defiscalizzazione di costo del lavoro, riduzione del costo dell’energia e della logistica, sono sicura che gli investimenti arriveranno. Se non lavoriamo in termini di sistema è difficile che un singolo imprenditore possa pensare di avere un ruolo nelle aree di crisi».

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