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Todde “Gkn una lezione per tutti Le imprese? Hanno già avuto molto”

«Oggi è prevista la firma del memorandum of understanding per l’ingresso di Invitalia in Jsw Steel. È la ripartenza del progetto dell’acciaieria di Piombino». Alessandra Todde, 52 anni, ha un passato da manager. Inevitabile, per lei che è viceministro dello Sviluppo Economico, partire da un fatto concreto come la svolta che, dopo Ilva e Ast, riporta anche la terza capitale storica della siderurgia sotto la bandiera italiana.D’accordo l’acciaio. Ma restano irrisolte tante crisi industriali. Cosa insegna la sentenza che ha annullato i licenziamenti a Gkn?«È stato un grande passo per i lavoratori che da mesi presidiano la fabbrica. Il risultato degli sforzi sinergici portati avanti dalle Istituzioni, dai sindacati, dai lavoratori e da tutta la comunità, in un contesto difficile con una azienda che ha smarrito il senso di responsabilità sociale».Confindustria sostiene che in parte del governo aleggia un’ideologia anti-imprese.«Rispondo con i fatti. In due anni, i governi Conte-bis e Draghi hanno stanziato per le imprese 115 miliardi tra aiuti diretti, sgravi fiscali e misure di settore. Altri 32 miliardi sono stati destinati agli ammortizzatori sociali e a misure di decontribuzione. Le imprese hanno inoltre usufruito di 216 miliardi di crediti erogati con garanzia dello Stato. E ora con i 235 miliardi del Pnrr possiamo consolidare la ripresa e costruire un nuovo patto sociale».Sul Green pass il governo ha ascoltato più le imprese che il sindacato…«Giusta l’obbligatorietà, siamo all’ultimo miglio della campagna vaccinale. E Conte ha ragione: concentriamoci su maggiori riaperture».In Italia manca una vera politica industriale. Non crede?«Certo, dobbiamo assolutamente tornare a fare politica industriale, ma non è corretto scambiarla con la giustificazione di atteggiamenti predatori e non etici da parte delle imprese. Ad esempio la Francia ha annunciato 8 miliardi e la Spagna oltre 3 miliardi a favore della transizione all’elettrico. Non possiamo permetterci di restare indietro. Bene, comunque, la volontà di mantenere la produzione di Melfi e di aprire la terza gigafactory proprio in Italia».”Giustificare atteggiamenti predatori delle imprese”: a chi si riferisce? Pensa ai contrasti nel governo sul decreto delocalizzazioni?«Le misure sulla responsabilità sociale d’impresa vanno introdotte e sono contenta che la maggioranza della politica se ne sia resa conto. Il M5S è compatto al mio fianco in questa battaglia, il Pd sostiene il lavoro fatto con il ministro Orlando, Leu ha sempre ribadito il suo sostegno politico. Le grandi aziende, non in crisi, che hanno preso soldi pubblici e che intendono licenziare o decentrare le produzioni, è giusto che seguano percorsi normati e ordinati, proprio nel segno della responsabilità sociale».La Lega che considera l’impostazione originaria del provvedimento punitiva per le imprese…«Credo nel dialogo. Non ho mai imposto a nessuno il mio modo di lavorare o le mie posizioni politiche.Vengo da 30 anni di vita di impresa e di azienda in cui non ho utilizzato un euro di denaro pubblico. Mi è stata insegnata l’etica del lavoro, la responsabilità sociale, di credere nel dialogo e quindi nella politica e so che significa parlare con chi, nei vari campi di appartenenza, ogni giorno vive e affronta le contraddizioni del Paese. Le misure andranno in porto».Su lavoro e impresa, M5S e Pd condividono radici politiche.Perchè l’alleanza stenta?«Il rapporto col Pd, così come con Articolo 1 e con Leu, è una strada da seguire, soprattutto per costruire un campo progressista plurale e forte che sia argine politico alle destre e alle forze conservatrici. Ma facciamo alleanze solo dove ci sono condizioni idonee. Non in Sardegna a Carbonia, ad esempio, dove il Pd si è alleato con componenti di centrodestra».

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